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Pesca, indennizzo per fermo biologico: sindacati sul piede di guerra

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Riflettori puntati sul decreto interministeriale del 21 dicembre sull'indennità in favore dei dipendenti e soci/lavoratori delle cooperative per il fermo biologico 2017, e sulla circolare esplicativa relativa alle modalità di erogazione dell'indennità. A puntare il dito contro una mancata concertazione con le associazioni di categoria è il segretario responsabile del sindacato di Marineria Uila Pesca dell'Alto Lazio, Massimiliano Sardone.

"Il decreto e la circolazione – spiega Sardone – rivoluzionano la pratica consolidata degli accordi in sede sindacale e rendono assai complesso l'iter per ottenere tale indennità". Dito puntato, innanzitutto, contro il termine perentorio entro il quale andrà presentata la documentazione: si ha tempo infatti dall'1 al 31 gennaio, pena la decadenza dell'istanza. Il termine ultimo fissato, infatti, "non tiene conto del fatto che – spiega Sardone – oltre alla documentazione da produrre da parte dell'impresa, si rischiano possibili rallentamenti burocratici, vista la necessaria certificazione da parte delle autorità marittime competenti, che se non ricevono indicazioni precise da parte del Mipaaf e del comando generale delle Capitanerie di Porto, potrebbero non attivarsi in tempi così brevi".

A questo problema, il responsabile del sindacato, punta i riflettori anche sulla somma indicata nel decreto che "deve intendersi come prestazione sostitutiva e non integrativa della retribuzione". Il tutto senza "la relativa copertura previdenziale". Tutti problemi che con il coinvolgimento del sindacato e delle associazioni di categoria, per Sardone, si sarebbero potuti evitare.
"Come Uila Pesca, insieme a Fai e Flai, riteniamo tutto questo inaccettabile – tuona Sardone – e ribadiamo con forza la necessità di un immediato incontro con i ministeri competenti. Come sindacato di Marineria Uila Pesca dell'Alto Lazio evidenziamo inoltre la, non meno grave, valanga di bandi pubblici (tutti con scadenza, rigorosamente, a 60 giorni) che ha travolto le imprese intenzionate a sviluppare il loro ruolo all'interno della filiera ittica. Sette bandi emanati in diciannove giorni, anche in questo caso senza nessun ricorso alla concertazione con le parti sociali, e venendo meno, per altro, alla consuetudine di far precedere la pubblicazione dei bandi sul Bollettino Ufficiale da una nota dell'Assessorato per 'pre allertare' le aziende alla preparazione della documentazione. Si potrebbe entrare nel merito dei testi emanati, ma si incorrerebbe nella consueta pantomima delle giustificazioni sugli obblighi comunitari e sulle schede misura emanate dal Mipaaf. Dalla concertazione sarebbe senz'altro potuto emergere un confronto utile a calibrare l'uscita e i contenuti dei bandi alle vere esigenze del settore ittico che – conclude Sardone – si vede ancora tagliato fuori da tutti i processi decisionali che, inevitabilmente, ne stanno determinando un destino macabro".

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