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La Piccola Città: pedalata

Dalla Francia fino alle porte della Capitale, 1200 km di pedalata "sicura" fra le bellezze d'Italia, una ciclabile continua da Ventimiglia a Civitavecchia. È la Ciclovia Tirrenica di cui è stato firmato il protocollo d'intesa fra gli assessori di Liguria, Toscana e Lazio con i pedalatori allegri e giulivi che scorrazzeranno su mountain bike, bici da corsa tutto carbonio, magari da passeggio veloce con l'aiutino del motore. Leggo dai notiziari internet, mi appassiono, e m'interrogo.

Trecentomilioni stanziati per godersi dal sellino le bellezze delle Cinque Terre, la suggestiva costa toscana con vista sulle Alpi Apuane, la poesia della Maremma, fino alle terre d'Etruria e, guarda un po', financo alla Piccola Città. Finalmente, viva la faccia, ci voleva proprio! Che importa se poi l'autostrada per Livorno rimane sulla carta, unta e bisunta, da più di mezzo secolo, e se la superstrada per Viterbo è ferma lì da tempo immemorabile con i professionisti del No qui-No là in grave crisi d'astinenza da blocchi e manifestazioni, costretti a migrare in terra di Puglia per salvare gli ulivi secolari, quelli che normalmente gli aborigeni locali, ora nell'orgia delle barricate, vendono a caro prezzo ai signorotti della Brianza. Domanda: ma, cari signori e signore, fino all'altro giorno, il metano non era l'energia pulita? Ma va bene così. La scordarella detta legge; meglio lasciar perdere, negare l'evidenza. Tanto il popolo bue ormai pascola soltanto nel livore e nell'intolleranza. Così torno volentieri alla buona notizia della ciclabile tirrenica anche se mi corre l'obbligo di mettere le mani sulle leve dei freni della mia bicicletta ottimistica. Che dirà il minestrone del web? Se non c'è già, magari, prima o poi nascerà un comitato per la salvaguardia del brecciolino dei sentieri delle Cinque Terra, si alzerà dal letto con il c... o storto un pretore qualsiasi per boccare tutto? E, il Tar? Mai scordarselo e mai e poi mai sottovalutarlo. Allontano queste ombre e torno a pedalare con lena sui tornantini liguri e lungo le pianure delle nostre parti. Respiro a pieni polmoni, non sento la fatica e mi fa bene in una settimana che, a guardare e sentire i notiziari locali, ti va di traverso perfino la tanto agognata pizza di pasqua, per altro disponibile nelle più svariate versioni come la Nuova 500: al cioccolato, alle prugne, con l'uvetta, con il limoncello e, manco a dirlo, farcita di nutella con l'olio di palma. Anche se la mia bicicletta Legnano da corsa, e da passeggio, è meritatamente finita, da tempo, in Romania mi sento nel vivo del gruppo con borraccia e tutto l'equipaggiamento cicloamatori Lidl a portata di mano, con l'unica incertezza della scelta fra macchina fotografica digitale o cellulare. Mentre l'aria viene allietata dal ronzio delle ruote, e ci scappa qualche morso ad un paninetto, la mia bicicletta ideale è un po' come la scopa di Totò il buono e dei suoi amici nel "Miracolo a Milano" De Sica-Zavattini. E sì, perchè, purtroppo, a tornare con i piedi per terra, magari lasciando i pedali, di questi tempi, e da queste parti, ci si fa proprio male, e non solo per lo stato obbrobrioso delle strade. Che dicono le cronache correnti della Piccola Città? Che, zitti zitti cojoni cojoni, i cinquestelle della casa del balilla inguattano i dati dell'inquinamento. È sparito lo zolfo nell'aria salubre che respiriamo. Ma va', ma no! Pare di sì. Dico pare, perché sono i sindaci dei paesi e delle cittadine del comprensorio, gemellate con la Piccola Città nella comune goduria dell'inquinamento, che denunciano la nascondarella degli ologrammi della Ditta. E se fosse vero? E se fosse che i diversamente peggio del peggio stanno raggiungendo, dopo un lungo e intenso studio, i risultati del loro prodigioso programma? Non fatevi incantare dalle linguacce: questi si sono imparati, ci sanno fare. Altro che chiacchiere: guardate, per esempio, come hanno felicemente risolto la spinosa vicenda del forno crematorio. Son riusciti a sfinire il fronte del Ghetto che si è arreso, boccheggia a riva, spiaggiato dalla chiarezza e dalla coerenza di chi aveva votato con entusiasmo. Lo stesso espresso dai comunali che, magari hanno la sede del loro Cral da mille e una notte, ma si lamentano perché non possono contemporaneamente usare le tastiere, rispondere alle telefonate del pubblico e reggere l'ombrello. L'ombrello, gli ombrelli, comprati in gran numero dai cinesi dall'amministrazione comunale per evitare il rischio che acqua, calcinacci e porcherie varie non finiscano sulle chiome degli impegati. "Qui ce casca tutto addosso" commentava un'anziana al mercato. Cronaca vera. Ma fosse solo questo, basterebbero gli ombrelli da quattro soldi. Il fatto è che le cronache riportano altre notizie più pesanti. Oltre a qualche controsoffitto sulla Piccola Città rischia seriamente di cascare tutto il sistema portuale. Mentre il settore delle merci è quello che è, leggo che le automobili che prendono il mare verso gli States, potrebbero cambiare scalo. Attenzione, non si tratta della genialata del presidente Trump. Nessun protezionismo. C'è Gioia Tauro che si candida a farci le scarpe. "Allarme rosso" titola il TRC giornale e, dico io, crisi nera che più nera non si può. Per troppo tempo ci si è adagiati sui record delle navi da crociera che gli abitatori del porto del papa vorrebbero non fossero per il futuro l'unica fonte, modesta, di guadagno. Speriamo. Anche se in questo, come in altri casi, chi dovrebbe guidare la città è un po' come la sindaca di Roma sulla neve. Avete letto di qualche presa di posizione, di qualche interpellanza parlamentare a cinquestelle? Di altro si pascono costoro, e quando si tratta di metter su quattro mattoncini lego gli si impicciano le dita e fanno cadere tutto per terra. Così sono maestri nell'inguattare, come nel caso delle emissioni di zolfo, e nel far finta di niente, come nel caso del forno crematorio, tanto poi il popolo si stanca, dimentica, lascia perdere, si dà per vinto. Basti guardare alla capitale dove l'effetto di anestesia totale a cinque stelle sta funzionando benissimo. Una sindaca bambolina imbambolata, tirata per i fili dalla Ditta, assessori e funzionari che vanno e vengono, bocciate le Olimpiadi, il progetto dello stadio della Roma che è diventato una farsa, e la città sempre più sporca e piena di voragini, come e più della Piccola Città. Non importa: lavori in corso e transenne a cinquestelle come quelle che ho incontrato nello slalom fra le voragini della Salaria. Che possiamo farci? Colpa di chi c'era prima, come da noi. Almeno nella Piccola Città puoi sfogliare con gusto le pagine di Cristian Bufi & soci. Raccontano come nel rispetto paesaggistico sia stato smantellato il simpatico fortino dei Pirati al Pirgo, e ci metterri anche la statua del bacio, e lasciato a far bella mostra su quello che rimane della spiaggia della Marina un cesso, sì, ma chimico. L'emblema della Ditta.

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