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La Piccola Città: S. Gordiano

piccola cittaUn pernacchio spontaneo e da far azzerare la salivazione, far uscire contemporaneamente tonsille faringe e magari un po' di coratella, mi viene quando percorro con la mia macchinina le strade di S. Gordiano. Ho già fatto la via crucis di Campo dell'Oro e completo la penitenza nell'affrontare ogni sorta di buche, avvallamenti, strati di ghiaia e di bitume, un appiccicaticcio demenziale, neppure da paragonare alla classica pezza o toppa al culo degli anni che furono. E, dunque, magari leggiucchiando questa rubrica, o magari avvertiti, gli organi competenti si sono mossi.

È stata creata una task force, oggi si dice così, per rispondere alle sterili lagnanze dei cittadini che, praticamante, non ne possono più? E quale è stata la risposta a cinquestelle? Una bella presa per i fondelli, per non dire di più e di peggio, un'offesa alla dignità di chi paga, e paga tanto, le tasse. Si è rimesso in moto il furgone dell'amore: quattro sacchetti di bitume pronto, magari comprati a buffo allo smorzo, una pala e un paio di operai. E, come Io faro carnevale, sono piovuti i coriandoli. Così un po' qua e un po' là, senza nessuna parvenza di normalità celebrale, per non dire della necessità di un ricovero coatto, è stata affrontata l'emergenza delle strade. Ma, badate bene, i due colpi di pala sul preparato hanno ovviamente fatto cilecca. Così, complice l'acquazzone di venerdì notte, i granelli miracolsi si sono sparsi attorno alle buche e buchette e si sono create delle pittoresche pozzanghere. Soldi buttati. Risparmiateli e risparmiateci governanti, tecnici e affini: non avete capito che non servono a niente? Che fine hanno fatto le vostre capocce? Tutto peggio di prima e, soprattutto, l'affronto nei confronti degli abitatori della Piccola Città, come se fossero degli ubriaconi che si bevono gli ettolitri di c....... di questa amministrazione, ormai proverbiale per intelligenza e lungimiranza. E dico: attento agli scossoni per chi sale sui carri festosi della sfilata del carnevale Io faro Petrarolo. Perché S.Gordiano e le sue strade dissestate? Perché con il mio amico Francesco ci siamo lasciati prendere nelle maglie fitte della rete della memoria del quartiere, della Città Giardino. "Mi si nota di più se vengo e me ne sto da una parte o se non vengo per niente?" era il dubbio amletico, che cito a memoria, del Michele Nanni Moretti di "Ecce Bombo". Un dubbio, molto simile, mi prende da un po' di tempo, ogni volta, che mi capita del materiale fra le mani. Siccome so che poi per far crescere la creatura ci vuole tanta pazienza: incontri, che a volte sfiniscono per la loro inutilità, ricerca difficile di materiali, telefonate, incontri, ripensamenti, una lunga e paziente messa in opera; siccome sono consapevole dove dovrà andare a parare, d'istinto vorrei sottrarmi all'impegno, trovare qualche scusa. Ma poi subentra il dubbio: "è meglio lasciar perdere tutto e non scalmanarsi troppo e poi pentirsi perché hai perso un'occasione, oppure gettarsi nella mischia e pentirsi per le difficoltà? Certo, alla fine, c'è la soddisfazione di un risultato che spesso viene apprezzato e lodato. A me e all'amico Francesco non interessano le presentazioni, le conferenze stampa, preferiamo lavorare sottocoperta. E così stiamo spulciando un contenitore di cartoncino, ridotto piuttosto male, che contiene una ricerca che promosse nell'anno scolastico 1964-1965 il maestro Carlo Garofolo con il contributo, oggi si dice così, delle sue colleghe Bartolozzi e Pace della scuola elementare di via dei Poggi, a S.Gordiano. Settantuno argomenti che danno vita a uno spaccato della città di cinquant'anni fa, e qualcosina di più. Pagine scritte in bella grafia, come si usava ai tempi, con disegni colorati con le matite Fila o Giotto, e tante notizie e curiosità. Meglio fare, e ricostruire e salvare un pezzetto di un mondo che non c'è, quasi, più. In questi tanti anni di TRC è cambiato lo spazio temporale. Prima guardavo addirittura all'Ottocento, poi sono passato alla città di prima dei bombardamenti, ora rivivo i cambiamenti con questo zoom passato presente sempre più vicino ai nostri giorni. Basta con la bella città d'incanto di prima della guerra: non se ne può più. Guardiamo alla ricostruzione e, in questo caso, alla nascita dei nuovi quartieri, come, appunto S.Gordiano. Non sto qui ad anticipare notizie e particolari che sono destinati ad Album, ma voglio raccontare di questi incontri, fra gli altri, con una persona veramente unica, che conosco da tanti anni: Anna Maria Nocchia Fioretti. E proprio per andarla a trovare nella sua villa di via delle Rose ho subito l'affronto delle palate di asfalto pronto dell'Io Faro Carnevale comunale. La signora Anna Maria è stata la spina dorsale, il punto di riferimento, il motore propulsore per la parrocchia e per la crescita di questo quartiere che è diventato un succedersi di strade e stradine, di ville e villini con qualche palazzone buttato là e che c'entra poco o niente con la Città Giardino. È un fiume in piena con l'acqua limpida dei ricordi e il modo di raccontare che soltanto i toscani possiedono. E mi sfoglia gli album che ancora conserva. Li ricordo da quando dedicammo una puntata di Album alle orchestre della Piccola Città del dopoguerra e, in particolare, alla NU.GI.CI. di cui il signor Annibale, ora scomparso, era stato l'animatore. Nelle foto, di piccolo formato, c'è la costruzione di questa villa, come tante abitazioni di quegli anni, fatta in economia. E così nelle foto c'è la signora Anna Maria con la pala in mano che fa la calce, che sorveglia la piccola betoniera, che si incolla un sacchetto di cemento, che passa le campogiane, i laterizi, al muratore. E tutt'intorno si intravede la campagna: gli eucalipti sullo sfondo, il grano, gli ampi spazi incolti. Al di qua e al di là della casa che i Fioretti si stavano costruendo in pietra a faccia vista e in blocchetti di tufo non c'era niente. Via delle Rose e via S. Gordiano, la vecchia Aurelia, avevano poche ville e villette, la lottizzazione è arrivata dopo. Qualche ricordo ce l'ho anch'io, perché ho abitato a S. Gordiano, alla fine di via delle Verbene, che allora si chiamava via del Tiro a segno, sterrata e senza l'illuminazione. I sacrifici per tirare su la casa, magari la domenica e pure il 1° maggio, l'acqua delle Ferrovie, le strade di terra battuta e la città distante: non c'era neanche il bus di linea, e la spesa te la portava con il suo 124 familiare il signor Fabbri che prendeva le ordinazioni il giorno prima e faceva i conti a fine mese. E poi la chiesa costruita in cima alla collinetta, contornata dai campi incolti dove si andava a fare cicoria, lumache e rafani. Il campo di calcio, l'oratorio, il francescano americano padre Vincenzo e gli aiuti che arrivavano dagli italo americani. La signora Anna Maria racconta, e sfoglia gli album. S'incupisce quando parla del degrado che c'è fuori dai cancelli: la sporciazia, le strade. Appunto.

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