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La Piccola Città: piazzale Virginia

piccola cittaPare che, in questi giorni, ci sia l'inaugurazione con dedica di una nuova via, strada, a ricordo di una persona di grande spessore, oggi si dice così, che si è battuta fino al sacrificio per i suoi ideali. E, pare, che questa nuova via, strada, in verità, non sia altro che una specie di scapicollo in cui sia materialmente impossibile mettere su la cerimonia dello scoprimento della targa con apposita palina di sostegno. In un primo momento, pare, si era pensato di ridure all'osso il numero dei partecipanti: un po' come in certi matrimoni in cui si è obbligati a risparmiare, e ci si riduce ai parenti più stretti.

Ma, mettici pure il sindaco con la fascia, tre quattro familiari, un paio di fotografi e, magari, i rappresentanti di qualche arma, perché il personaggio si è distinto nel servire la patria, aggiungici gli operai del Comune, e capisci che c'è il rischio di finire sotto le ruote di qualche automezzo che percorre a tutta callara la Braccianese Claudia come ai tempi gloriosi della cronoscalata, magari con il guidatore telefonino incollato all'orecchio e mano sola sul volonte. Va bene lo stesso. Va bene così, perché onestamente con le intitolazioni da qualche anno a questa parte siamo andati forte: in attesa di essere battezzato c'è rimasto soltanto qualche stradello di campagna. Pare, comunque, che un posto d'onore per celebrare la Virginia v.m. la giunta del comico l'abbia trovato. Qualcuno aveva perfino pensato ad una cappella in Cattedrale, ma anche se i rapporti fra i diversamente diversi e la santa sede sono fraterni, sarebbe stato un po' troppo. Non siamo più ai tempi degli eroi della banda della Magliana santificati. Così il piazzale, dedicato alla sindaca martire delle assicurazioni a sua insaputa, vilmente attaccata da chi fa da sempre quel mestiere, è stato trovato alla Marina. È il luogo dell'inno alla goia della Piccola Città. Tolta di mezzo la funerea statua del bacio, è diventato il sacrario del lutto iettatorio. Basta leggersi qualche targa, indicazione stradale per ricorrere al corno e alla classica rimucinata con toccata di ferro. Offesa e vilipesa, la sindaca va onorata come una santa martire, magari dimenticando le facezie che il comico ha vomitato per anni contro vari personaggi: dal premio Nobel Rita Levi Montalcini in giù. Quisquiglie e pinzillacchere. Pare, dunque, una nuova palina e, magari, con la v.m. presente in carne e ossa che si commuove e ringrazia, come da copione sapientemente studiato e offerto al popolo boccone. E, dunque, nuove intitolazioni e cerimonie collegate. Magari i masnadieri non avranno raggiunto i record delle giunte precedenti, che intitolarono anche i pianerottoli dei condomini e imperversarono con le par condicio dei destinatari dell'onore pubblico, fino a rasentare l'elenco telefonico, ma ci provano. Le paline sono il dito, un po' come gli ulivi di piazza Leandra. Tu li guardi, ti distrai, e poi scopri che tutt'intorno come prima, più di prima, ci sono gagliardamente parcheggiati suv e camioncini. Tu ti soffermi a leggere i nomi, rivolgi lo sguardo verso l'alto e non ti accorgi delle strade. Ti concentri sulle qualità del personaggi e, se fai un passo, rischi di finire a ortopedia. Piano piano, lemme lemme, arrivo al punto, e alla domanda: la Piccola Città è percorsa da strade o siamo tornati alle carrarecce? "La risposta è dentro di te", come sentenziava il santone guzzantiano Quelo. Ci sono le intitolazioni e ci sono le carrarecce che devastano pneumatici, ammortizzatori e, soprattutto, colonne vertebrali. A proposito delle quali e, in particolare, della mia a cui tengo molto e me la curo come e più di Nero Wolfe le sue orchidee, sto prendendo informazioni, se esistono a norma di legge, si dice così, dei livelli di sostenibilità delle vibrazioni. Pronto, se non proprio al referendum made in the ghetto, a qualche protesta clamorosa. Perché qui non se ne può più. Ogni volta che ti muovi sembra un'esercitazione dei gloriosi carristi di Monteromano. Mi fermo al riferimento apparentemente scherzoso, per chiedere se in questo comune ci sia un assessorato ai lavori pubblici, se chi dovrebbe guidare questo comune gira coll'Ippogrifo o ha una macchina. C'è un piano di manutenzione delle strade? C'è un progetto di rifacimento delle suddette? Lo capite a cosa ci state riducendo? Esimio primo cittadino: che avete fatto in questi anni? Salga, salisca, magari su uno dei pochi bus disponibili, e si facci un bel giretto. Vadi e scorrazzi allegramente lungo la mediana: buche, avvallamenti, pezzi d'asfalto in mezzo alla strada. Si esibisca nello slalom a cinque stelle della rotonda di via Padri Domenicani, tanto per fare un esempio. Si sgranchisca sulle buche e gli avvallamenti delle rotonde di viale Baccelli. E vadi, vadi magari con tutta la giunta a fare la spesa al supermercato del Mare, a san Gordiano; provi a spingere il carrello della spesa fra le voragini del piazzale. E poi, se vi siete scordati l'acqua minerale, andate più avanti verso l'altro supermercato, a Boccelle: montagne russe a gratise. E schiene spezzate. È una road map, così si legge su internet, molto parziale, che non comprende molte strade che frequento di meno. Ma quelle che, ogni giorno, percorro ce l'ho ben impresse nella schiena e nella cervicale. Così mi viene di perdere la pazienza, di tirare giù tutto il calendario ogni volta che prendo la cosiddetta mediana e vado in tv, a Campo dell'Oro. Non sono gli stessi improperi e le false sceneggiate di infimo livello che il mondo grillino vomita senza pausa, sono fatti di vita quotidiana. Si facci, il fasciato tricolore, magari sulla moto, il percorso di guerra che va dall'incrocio della mediana con l'Uliveto fino al semaforo e poi si delizi delle buche e dei precipizi che offre viale Lazio, senza parsimonia, come i mazzi di fiori agli ospiti di Sanremo. Spettacoilo completo, compreso il balletto: quello delle persone che attraversano la suddetta strada in punta di scarpe, in bilico sulle buche, con serio rischio per caviglie e menischi. Si dirà che non ci sono i fondi, la setta del comico metterà il solito rullo nell'organetto. E le tasse, i nostro soldi che fine fanno? La protesta va bene soltanto quando la fate voi contro il governo di turno? Ma dove governate (!?) che fate? Il dito del forno crematorio comincia a non funzionare. Tutti appresso a questo problema epocale e voi un po' di qua un po' di là, galleggiate come sapete solo fare. E il resto? E mica si campa solo di morti inceneriti ad arte. Le strade sono la realtà, lo specchio di una città che è ridotta peggio, impoverita e rancorosa, sciatta e senza identità. E voi siete peggio della sora Marisa, la pallonara del mio condominio da ragazzino. Lei poveretta, cercava di mascherare la miseria, raccontando alle donne pranzi e cene da far invidia, inesistenti. E la sorprendevi davanti al fuoco a bollire l'acqua con il dado. Un brodino sciapo. A cinque stelle.

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