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La Piccola Città: gelo

Tutte le fortune. Mettete il mare. Habemus. Mettete la campagna. Habemus. Mettete la collina. Habemus. E metteteci pure queste giornate d'inizio anno spazzolate ad arte dalla nostra tramontana. E potrete dire con orgoglio: il gelo, la montagna. Habemus. E mica qualche pozzangheretta ghiacciata. No. Le piste da sci: proprio quelle, e senza nessuna difficoltà di disegnarle come per la Coppa del Mondo, perché vanto della Piccola Città, dalla cintola in su, dalla cosiddetta mediana in su, sono le strade disegnate come tornanti. Mancano, è vero, le porte, quelle delle gare ufficiali, ma il percorso a zig zag ricalca quello dello slalom gigante, e in alcuni tratti, vedi via don Milani-san Liborio la genialità urbanistica ha perfino realizzato una suggestiva pista da bob.

Ogni volta che ti arrampichi per viale Izzi (che aveva fatto di male il sor Archilde per meritare questo?) ti sembra di udire il vai vai vai, dai dai dai, go go go di un equipaggio che dà la spinta alla macchina volante con i pattini che scivolano sul ghiaccio nella ripida, sinuosa discesa fra i ridenti palazzoni dell'epica cementificazione Anni Ottanta, fino al faro. Tutte le fortune. E, spesso, non le apprezziamo. Leggo sulle gazzette telematiche che qualcuno ha fatto notare come il povero comico nababbo che si arricchisce, lui, con la sua politica, alle spalle dei diversamente qua qua del suo movimento, stia passando una povera vacanza in Kenia, a Malindi, ridotto a contare gli euro nel porta monete, peggio che nelle gite di un giorno, pigiati sul pulmann diretti da Padre Pio, tutto compreso. E leggo pure che l'altro caz.... il Flavio Briatore, rivolto ai pennivendoli della carta stampata e telematica, sempre pronti a ricevere questo tipo di ostie consacrate, reagisca con sdegno. Ma quale ricchezza: qui da noi, da loro, in Kenia, dice il dimagrito, miracolato delle diete con signora due pezzi, si spende meno che a Cortina. Perdinci e poi perbacco. Bravi e coscenziosi il comico e il dimagrito, come e meglio di una casalinga che fa quattro cinque giri per il mercato alla ricerca dei prezzi più convenienti. Un bell'esempio per il Paese, con la P maiuscola dei pennivendoli; bravi tutti e due che hanno lasciato lo scialo di Cortina, e preso volentieri la corriera per Malindi, ricalcando le orme dei pensionati di Fantozzi, diretti, loro, a Venezia in gita sociale. Malindi, Cortina. Cortina e la neve che manda in estasi i patiti, e che fa morire di freddo tutti gli altri, magari sotto le magiche tende post terremoto con la rottura di palle 24h su 24 dei cronisti con microfono e telecamera che hanno la mostruosa sensibilità, non dico intelligenza, di chiedere ai suddetti attendati se fa freddino. Non conosco e non uso i canali di comunicazione telematica, ma, in questo caso mi sentirei di fare, anch'io una bella dichiarazione, una replica ai due francescani del turismo: "Ma quale Malindi, quale Kenia e Cortina: venite tutti qui a via della Vite lungo la sinuosa pista di via Montanucci. Tutto gratis, a gratise, non si spende un euro". Le cronache dicono che alcuni abitanti di questa stradina che richiama alla memoria la Piccola Città delle campagne e delle coltivazioni della mitica Cisterna-Abruzzo-Italia abbiano fatto, micio-micio, una bella pensata: diamo due calci alla condottura dell'acqua, tanto il tubo è già fracico, e col gelo di questi giorni ci facciamo, magari proprio Cortina, Madonna di Campiglio, Moena no, ma il monte Amiata de noantri, sì. Mica scemi. E tutto a costo zero. Sotto zero. Un'idea mica male. Ma di questi tempi, con il capo tribù povero nell'Africa povera, i suoi seguaci rimasti in patria continuano a rompere le p.... al prossimo. Così da uno di loro è partita la segnalazione agli uffici competenti e l'aspirazione montanara di questo gruppo di brave persone è rimasto un sogno. Guasto riparato, sci rimandato. Non che il sor Oreste e i suoi vicini pensassero a una settimana bianca. Qui il gelo dura poco e, in un battibaleno, ritorna la primavera dei mandorli e delle mimose in fiore fuori stagione. Però due tre giorni con la piacevole vista della neve fuori casa la Befana glieli poteva regalare. Invece niente. Le stelline, si sa, sono capaci di fare solo dispetti. "Con tante perdite d'acqua, con i ruscelli che scorrono da mesi in città, con le buche delle strade che sono diventate voragini, proprio a noi dovevano pensare questi qua" si sfoga sempre il sor Oreste, portavoce del neonato Ski Club Faro 2017 in attesa di intitolazione con referendum popolare annesso. Magari gli sci non ce li avevano, quelli di via della Vite, però vuoi mettere, uscire fuori dall'uscio con giacca a vento berretto e guanti di lana sferruzzati dalla nonna. E poi, tatata..., un bel selfie con l'aggeggio, la cannetta da pesca tamil, comprata al mercatino di Natale di via Cencelle. Povera consolazione uscire davanti casa, farsi baciare dai raggi del sole catturarli con il cabaret argentato delle paste. Forse ci scappa una tintarella che fa tanto settimana bianca e Christian de Sica dei cinepanettoni. Abbronzature come quelle che, ricordo, che tanavano il collega, la collega relegati in casa dall'ernia al disco, dalla colica, dalle più dolorose malattie, che in realtà si erano andati a curare all'aria aperta con vista monti. Altri tempi. Come quelli di una nevicata coi fiocchi, facile gioco di parole che mi è venuto spontaneo e non vi ho voluto risparmiare, con tutti in via Cencelle a slittare su qualche cosa e tirarsi tante palle di neve, in fretta. Perché qui da noi, il gelo, meno male, dura poco. Cortina, per onestà, è tutta un'altra cosa. E poi, male che vada, lì ci sono i cannoni. Qualcuno qui da noi voleva piazzarli all'Uliveto. E ricordate la mega pista di ghiaccio con relativi pattinatori al Viale? Altri tempi. Ma non bisogna disperararsi più di tanto. Fra poco arriva il Carnevale, poi c'è il Festival di San Remo, e la Piccola Città, dopo il giusto periodo di studio che si sono presi i vincitori, risorgerà più bella che pria. Ma è pure vero che le gelate di questi giorni, il freddo nordico hanno ringalluzzito un po' tutti, ridato con gli interessi quell'aria di festa spensierata che non s'era vista neppure l'ultimo dell'anno. Fuochi artificiali vip in collina, micragna nera per il resto della popolazione con qualche bengaletto e bottarello qua e là, strade insolitamente linde e pulite la mattina del primo dell'anno. Va bene così. Si vedono i frutti della civilizzazione dei governanti del meglio non fare, tranne il forno... crematorio. Nella Piccola Città non ci sono voluti neppure i divieti per i quali si è battuta allo stremo la Giovanna d'Arco, la Maria Goretti, la Rita da Cascia, la finta bambolina finta imbambolata che ha imparato la parte che le è stata assegnata e piange, piange, si commuove, singulta e singhiozza, in ogni occasione. Ma questi sono cavolfiori romani. La Piccola Città sta meglio. Almeno questo fiotta, ma non lacrima.

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