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La Piccola Città: condominio

Sempre di corsa, ma sempre gentile, e con la battuta pronta. La signora Antonella, la incontro spesso all'ascensore: la nipote da accompagnare a danza, l'altra nipote a nuoto, il cane Black, che è nero di suo, per la passeggiatina, il pane per gli sposi, come li chiama lei. Antonella va sempre a passo di carica, sbuffa e si lamenta un po', ma non puo fare a meno di questi impegni umanitari. E lei, che abita in un altro quartiere, non disdegna qualche freccatina al nostro condominio. E, così, l'altro giorno, carica di borse del supermercato, se l'è presa, giustamente, con l'incuria di chi usa l'ascensore.

"Caro professore, perché non fate un referendum? Tanto qui è sempre così. Raccogliete le firme. Non c'è altra soluzione". Terzo piano, si aprono le porte, la signora Antonella guadagna il ballatoio: ha lanciato il sasso. Non più di una battuta con il sorriso, credo, a tutta dentiera. Ma, ormai, putroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, lo spirito è questo. La democrazia dal basso regna padrona sulla spinta dei cinquestelle e, ne sono fin troppo convinto, di una follia collettiva, del peggiore populismo, senza valori. Referendum e condominio sono i due termini messi insieme dalla signora Antonella: sono gli stessi che caratterizzano, paralizzano?, la cosiddetta vita politica e amministrativa della Piccola Città. Il riferimento alla tipica atmosfera della gazzarra che finisce per dominare certe, molte, riunioni di condominio, dicono le cronache, è stata nettamente superata dalle riunione del Consiglio comunale. Tutti sbraitano, le voci si accavallano, piovono insulti, e mentre nelle riunioni condominiali possono partecipare i possessori degli appartamenti o chi ne ha la delega, qui, nell'aula consigliare intervengono tutti, anche quelli che abitano nelle vicinanze, e magari, in altri quartieri. Non sto qui a mostrare lo stupore per il decadimento di quella che dovrebbe essere la massima assemblea, ridotta a suk. Evito, volutamente, il parallelo abusato di bar sport, perché non è proprio così. Altre sono le discussioni animate su un rigore negato, altra è la cialtroneria di chi si vuole erigere, sempre e comunque, a protagonista dai banchi e fra il cosiddetto pubblico in una mescolanza di ruoli, nefasta e inconcludente. Si dirà, ma questa è la vera democrazia! Perbacco e perdincibacco! Lo sfogatoio popolare, lo schiamazzo hanno un unico risultato, distrarre il conduttore e far deragliare il treno. Mettete il forno crematorio, mettete le legittime proteste di chi ne farebbe le spese. Ricordate le firme, il comitato per salvare la valle di Fiumaretta? È lo stesso copione. Legittimo. A proposito che fine a fatto la ridente valle? Ma la situazione non andava valutata prima, dai diversi&onesti dei cinquestelle? Che si è inceppato? E adesso che pasticcio è questo del referendum popolare? Ma non sono essi, i cinquestelle, i garanti del popolo, scelti magari con un clic al computer e via? E che? Si referendumano addosso? Dove è finita la consultazione permanente? Da ridere. E da non ridere, se si pensa che questa matassa finisce per mettere in secondo, terzo, quarto piano i problemi urgenti della Piccola Città. Qui i posti di lavoro cadono come le foglie e chi dovrebbe reggere la baracca si complimenta per le strabilianti manifestazioni natalizie. E poi, tutti sanno, e fanno finta di non sapere, che questo referendum è difficile che si faccia, e se si farà è più facile che i cittadini meno sensibili alle ceneri del caro estinto la tessera elettorale, questa volta, la lascino nel cassetto del comò. Tornado alla signora Antonella, in molti, in tanti, sono contagiati da questa referendite acuta, per difendere il proprio orticello. E rispolverano le proporzioni di scolastica memoria. Se, mettiamo, il forno crematorio riduce in cenere X cristiani al giorno, e per questo viene contestato, io signor Rossi, che abito a Corso Marconi, quanti cristiani volatilizzati mi respiro all'ora, al giorno, al mese? Banchetto, firme, casino e referendum. E, io no? Il signor Bianchi che abita sulla Baccelli con auto in sosta permante in seconda fila e tunnel camera a gas fra gli alberi si chiede quanti cristiani volatilizzati si respira, senza che si faccia nessun comitato. E pensa di tirar fuori dal box il vecchio tavolo da pic nic, piazzarlo sul marciapiedi davanti al portone e raccogliere le firme per il suo referendum. Sono già con la biro in mano, perché dell'inquinamento da traffico non ne vuole parlare nessuno, mentre si moltiplicano le soste selvagge, le carovane di suv puzzolenti all'uscita delle scuole. Tanti forni crematori e tanti referendum popolari da chiedere ad alta voce. E che dire dell'ecatombe, delle centinaia di pire che innalza al cielo, senza sosta, il porto? Che ci facciamo con questi enormi forni crematori già costruiti e in piena azione da tanto tempo? Tutto questo, per dire dell'assenza di un punto di riferimento, di una ragione comune. E questi che starnazzano nel pollaio populista. Pio. Pio. Qua, qua, qua.

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