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La Piccola Città: Afghanistan

Ricorrere al ricordo, al passato, anche recente, può sembrare una ricerca stucchevole di quello che non c'è più. Ma che male c'è se la cronaca corrente ti fa scattare un lampo, un "ma guarda un po'!", che ti riporta a un già visto. Che c'entra, dunque, l'Afghanistan con la Piccola Città. C'è un nuovo gemellaggio, combinato da qualche associazione? No. È un riferimento personale ad uno dei tanti gloriosi servizi sul campo dell'epoca Santoro.

Sarebbero arrivate dopo le urla e gli scomposti duelli ad arte dei bla bla bla televisivi con ospiti a paghetta. E dunque Santoro con in studio Gino Strada che, allora, si iniziava a conoscere con la sua Emergency. Di che si parlava? Della situazione drammatica dell'Afghanistan. La reporter illustrava la vita, a dir poco primitiva, di alcuni villaggi in cui erano evidenti gli effetti di due invasioni; tanto per non fare torto a nessuno, prima URSS, subito dopo USA. E Gino Strada, che quelle realtà le conosceva molto bene, spiegava, fra lo stupore generale, che sarebbe bastata una condotta, un tubo di gomma per risolvere il problema della mancanza d'acqua nel villaggio che le immagini facevano entrare nello studio televisivo. A quel tubo ho associato altre immagini, sempre televisive, quelle del TRC Giornale con il servizio di Ginevra Furlan dal centro storico della Piccola Città. Che cosa era successo? Un gruppo di cittadini leggermente imbufaliti, protestavano perché da giorni non arrivava un goccio d'acqua. Inutili le richieste di un'autobotte perché qualcuno si era perso la chiave. Civitavecchia, 2016, via Colle dell'Olivo. Gente in strada che gesticola animatamente, chiede un aiuto: le stesse immagini di Santoro. Con una differenza. Lì, accanto alla giornalista veniva inquadrato un interprete, qui si fermavano a curiosare e fotografare i crocieristi turisti. Allora, da Santoro, gli afghani del villaggio imploravano e speravano. Qui, da noi, l'atavico spirito d'adattamento aveva provveduto con una ingegnosità da premio. Civitavecchia, 2016, mentre tutti o quasi camminano dialogando attraverso il cellulare, pestando cacche, urtando passanti, attraversando la strada senza badare al traffico, mentre le tecnologie più innovative hanno riempito ogni desco famigliare, due tre televisori, lettori, led, cuffie e cuffiette, frigo armadi, aspirapolveri robot, e via discorrendo, mentre la modernizzazione ti fa buttare un ipad dopo l'altro, gli aborigeni senz'acqua di via Colle dell'Olivo sono tornati all'antico. Un vintage, un remake non come il lagnoso, soporifero Rischiatutto di padre Fazio. Si sono inventati una conduttura fai da te. Ma quale Acea! L'acquedotto de noantri parte dalla fontanella di piazza san Giovanni, di lì il tubo, come un infinito capitone, si fa largo fra i sampietrini, guadagna la scenta, raso raso alle case, saluta l'edicola della Madonna addolorata, fino a svoltare con un ultimo guizzo verso la meta ultima: alcuni serbatoi di plastica, sistemati alla meglio. Un orgoglio per questo gruppo di cittadini che pagano regolarmente la bolletta dell'acqua e che sono costretti a fare da stentinelle al tubo, perché non è che sia proprio tutto in regola. Ma è l'unico modo per sciacquare il culetto dei bambini, per mantenere un minimo d'igiene. Civitavecchia, 2016, prima scaricare i cessi, poi continuare a sognare una Jacuzzi. Certo la Piccola Città ha sempre sofferto la sete, e se si va alle cronache del secolo scorso, il Novecento, si trovano registrate zuffe alle fontanelle, motorini autoadescanti, sgomitate all'arrivo dell'autobotte. Ma qui siamo alla farsa, alla sceneggiata napoletana. C'è il serio rischio che l'idea geniale, e disperata, degli abitanti di via Colle dell'Olivo, apra la breccia, sia l'esempio da seguire per il popolo degli assetati. "Traffico rallentato sulla Mediana e lunghe code perchè gli automobilisti sono costretti a procedere a passo d'uomo per superare il tubo di gomma che attraversa via Rodi e raggiunge le case popolari. Aurelia bloccata perché alcuni cittadini hanno fermato il traffico per sistemare un lungo tubo di gomma che porta l'acqua alla Borgata". È un mondo bizzarro quello della Piccola Città in cui l'inventiva è l'estrema risorsa per sopravvivere. Fate conto il problema dell'inquinamento della navi. L'altra mattina è stato segnalato un certo signor Rossi, colonnello in pensione, che imbracciava sul balcone della sua abitazione di via Antonio da Sangallo un grosso ventilatore. "Che fai Antonio, sei matto?" domandava la moglie. E lui, provato dallo sforzo, ma orgoglioso del sacrificio: "Marì, allontano la nuvola nera". Fate conto la mancanza di tombe al cimitero. È la settima volta che alcuni visitatori rimangono dentro dopo la chiusura. "Quelli, dotto' nun sentiveno nemmeno un corpo de cannone, l'ho visti io, staveno a scavà cor piccone, pe fasse na tomba, altro che nasconnerella. Quanno so rivato hanno buttato tutto dentro a un loculo voto, artro che sordi!".

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