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La Piccola Città: l'assedio

piccola cittaQuando la domenica notte, magari dopo una fiacca partita del campionato europeo di Francia, dà la mano a un lunedì colazione redazione pranzo redazione cena terrazzo per evitare il pallone in tv con Cristiano Ronaldo sbaglia rigori, vinto dalla noia del tutti dietro palla avanti e pedalare. E quando il martedì non è che si presenti in abitino della festa con mazzolino di mughetti e corona d'uccelletti canterini, ogni occasione è buona per evadere, anche per un incontro di gruppo non meglio specificato. Luogo, la Calata.

Arrivo alla spicciolata, saluti e baci, qualcuno che invita ad abbassare il cicaleccio. Tutti più o meno conosciuti e noti, compreso il possessore della chiave che ci apre al favoloso mondo di Amelie? Al paese delle meraviglie di Alice? Macché, molto meglio, alla Civitavecchia sotterranea, quella della chiesetta di don Giorgio, sbaraccata in quattro e quattrotto come una tendopoli di immigrati. Vabbè. Buona sera buona sera, ciao ciao. Che si fa? Fondiamo una nuova corrente del PD? Ci prepariamo alla prossima pastorella? Mentre comincio a pensare che era meglio una passeggiata notturna lungo la Baccelli, per apprezzare il fantasioso ikebana dei contenitori con le bottiglie di plastica, le scatole di cartone, la monnezza il san pietro colla chiave parla proprio della suddetta, non come arte di far trabordare carcasse di cassonetti maleodoranti, ma come sfida, orgoglio patriottico. Esordisce, ricordando che abbiamo l'onore dell'investitura del nostro compito proprio laddove diedero anima e corpo i cavalieri del tempio. I templari. Niente PD, niente pastorella, allora, mi dico, Io faro carnevale e dintorni. Una bella mascherata, magari fra due ali di camioncini piadine patatine trippa porchetta in un'edizione più accattivante dello sgomitamento del viale con tappo automobilistico che piace tanto all'assessore. I templari con coriandoli nella street food. Geniale! Errore. "Perché siamo qui ?". Perché, dico io? "Perché è giunta l'ora di dire basta ai soprusi, di tirare fuori le p.... nel nome della civitavecchiesità" scandisce ad alta voce il corpulento san pietro con chiave. Tutta qui la novità? No al carbone, no di qua no di là no di su no di giù. Si anima il gruppetto più vicino al nostro duce, chiarisce e grida fra le arcate romane: "Basta co' sta monnezza che ce appioppano lumieraschi torfetani e santamarinellesi. Ora e sempre: Civitavecchia sovrana dal Mignone al Marangone, fino a Tramontana!". Che fa pure rima e tanto patriottismo. Clicco mi piace anche perché è tutto un sussulto di fiero orgoglio fra noi cavalieri, un'emozione che ti fa venire la pelle di gallina. Spiegano: la riunione dei nuovi templari ha lo scopo di creare alcuni drappelli di coraggiosi difensori dell'onore macchiato della Piccola Città. Come? Attraverso alcune azioni di guerriglia in prossimità dei cassonetti, presi di mira dagli odiati vicini che buttano al volo le loro zozzerie con rapido passaggio in macchina, tipo giostra del saracino o, a piacere, degli anelli. Qualcuno è stato individuato mentre, dopo aver messo a segno questo tiro monnezzaro da tre punti fa un chiaro gesto dell'ombrello con relativo tiè nei confronti degli abitatori che da secoli, meglio dire da sempre, se la prendono in quel posto. Dai saraceni in poi. Dicono: "e che dobbiamo trovare una nuova Cencelle, arrenderci a questa presa per il c...?". Un ometto tira fuori un poderoso mattone, non dell'opus reticulatum che ci circonda e ci sovrasta, di quelli che si leggono con fatica, più spesso si dice di aver letto, quasi sempre finiscono in bella esposizione. "Dovemo fa' come Carletto e Pino, qui alla Calata!". Tradotto per dobbiamo seguire l'esempio dei patriottici abitatori della Piccola Città che nel 1799 riuscirono a resistere all'assedio, non della monnezza dei lumieraschi e di quella loro, ma dei rivoluzionari francesi. Le gloriose 82 giornate della ditta De Paolis-Quartullo in chiave riveduta e corretta con appostamenti vicino ai punti caldi, intercettazione dei sacchetti e rilancio nelle macchine, accompagnato da una gragnola di palle di m..... calda calda sugli abitacoli della auto, palloncini di p...... con esplosione all'interno degli abitacoli. Così si romperà l'assedio. Si torna alle dimore con l'amata patria nel cuore. Nelle tasche le mappe, gli orari, la composizione dei manipoli e i palloncini per la pipì dell'orgoglio cittadino. "Hanno stretto l'Assedio della Vostra Città, presa per una discarica e voi l'avete sostenuto con ammirabile costanza, coraggio e valore; hanno per giorni e notti bombardato i vostri cassonetti con buste di monnezza d'ogni genere e con prodigio soprannaturale avete sostenuto il danno. Li avete respinti, abbattuti, spiscettatati e smerdati; che resta adunque per rendervi più gloriosi", l'ometto col libro, legge a mezza bocca il suo Giornale dell'assedio del 2016, molto simile a quello scritto nel 1799 dal cronista reporter Arcangelo Nicolao che si firmava Michelangelo Di Giovanni.

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