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La Piccola Città: gnam gnam

Tanti e tanti anni fa, come nelle favole, c'era una volta Zi' Michele con il suo triciclo, sormontato da un banchetto stagnato con un arco di cozze e limoni, spaccati a metà. Il cozzicaro del mercato. Apertura con un coltellino appuntito della cozza, spruzzata abbondante di limone sul contenuto carnoso e successiva, gustosissima ingurgitazione a occhi chiusi per trattenere tutto il gusto dell'ostrica de noantri. E c'era pure un altro triciclo, quello di Veroni che sfornava le dolcissime cialde calde calde e croccanti. E, magari, sempre al mercato, potevi aggiustare lo stomaco con uno sfilatino con la mortadella o con la coppa. Poi sono arrivati gli americani e hanno scoperto l'acqua calda, che poi si chiama street food, come dire mangiare un boccone per strada; come tanti anni fa si poteva al mercato di piazza Regina Margherita.

E siccome per loro, gli americani, mangiare non significa mettersi a tavola come i cristiani, ma stravaccarsi sul divano e mandare giù zozzerie a palate, magari guardando la tv, questi furgoncini che trabordano senape maionese ketchup, che poi sarebbe salsa di pomodoro, hanno risolto il problema di mettere a bollire l'acqua, riscaldare una padella, condire un po' d'insalata e sbucciare una mela. E noi, come le scimmie, ci siamo buttati a capofitto con le nostre street, strette e larghe, che cercano d'imitare l'esempio che viene d'oltreoceano: colesterolo a palla e panze da gravidanza avanzata. Così, nella Piccola Città, il pluriassessore che ha sempre avuto una predilezione per la nutrizione si è gettato a corpo morto nella moda del momento. E, quindi, street food per rilanciare il turismo e la vocazione turistica bla bla bla. "I know my chickens" dicono gli americani, e noi diciamo che da un po' ci siamo imparati a conoscere i nostri polli, magari solo a stelle, e senza strisce. Quelli dell'Hotel Fiumaretta, tanto per intenderci, delle banchine del porto elettrificate, della raccolta della monnezza porta a porta, ricordando alla rinfusa. E allora? Che è successo? Il nostro pollo ti è andato a piazzare il lunapark del fritto e dello sbrodolo aromatico nell'unica strada che collega la parte bassa della città con il resto del mondo, neanche fosse l'arrivo di una tappa del Giro d'Italia, del glorioso, passato, Giro di Sardegna o della tappa iniziale della Tirreno-Adriatico. E, siccome, è risaputo a tutti gli abitatori della Piccola Città che la medesima non ha una tangenziale, che la mediana è un simpatico budello e viale Baccelli una strada cittadina, i panini con wurstel e crauti hanno finito per creare un grosso tappo con conseguente caos del traffico; le rotonde, rotondette, hanno sùbito generato il tipico fenomeno della croce uncinata fantozziana. Che dire? Alla fantasia di questi stellari extraterrestri non c'è proprio limite o confine umano. E se la prendano in saccoccia tutti coloro che scesi dalla macchina, dopo una lunga odissea da street food, confessano, imbufaliti, che s'erano sbagliati, che il voto lo avevano dato solo per mandare a casa il puzzone. Si sazino con i camioncini al viale, come nei primissimi giorni della vittoria inebriante, si armino di stracci e smacchiatutto e vadano, o vadino che è meglio perché il gergo fantozziano è rispondente a questa farsa continua, vadino a ripulire le chiazze d'olio da gustosa friggitoria. E si spostino fra le monnezze e le erbacce, per dare una pulitina, e vadino da Mojoli a comprare sacchetti d'asfalto pronto perché le vie sono come il groviera della street food. Vadino, e non si pentano. Meglio gnam gnam, magna beve e, soprattutto, volare alto negli spazi siderali del nulla. E sì perché finisce che ad essere extraterrestri siano le persone normali con un po' di sale in zucca e, magari, due conti alla mano. Come l'onesto buon Vittorio che, guarda caso, sembra mandare i suoi messaggi da un altro pianeta con disturbi vari di ricezione. Il buon Petrelli, di quelli che la politichetta di queste stagioni ha mandato dietro la lavagna, fa il suo mestiere, di sempre. Attenzione, mestiere è una brutta parola per chi un lavoro ce l'ha di suo e tutto quello che ha fatto in questi anni d'impegno civile gli è costato di tasca propria, alla faccia del digiuno fasullo dei cinque stelle. E, dunque, che dice Vittorio? Che nella Piccola Città si spendono tanti soldi per la monnezza e dintorni, molto più di Viterbo, di Ciampino, attenzione anche in quest'epoca di folgorante novità amministrativa, e che nella stessa Piccola Città, dati alla mano, risulta anche che tutti questi soldi pubblici, tanti, come tante sono le pubbliche tasse, non servono ad una emerita scopa della befana. Perché, senza fare quattro passi a Viterbo o a Ciampino è sotto gli occhi e il naso di tutti che siamo nella m...... Le cosiddette risorse umane che il liquidatore a cinquestelle avrebbe dovuto utilizzare alla meglio sono, per così' dire, poco solerti. Magari un paninozzo col salame potrebbe rivitalizzarle.

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