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La Piccola Città: mi piace

piccola cittaApri i siti con le informazioni, leggi qualche articolo e, spesso, scorrendo in basso si apre la voragine delle cosiddette opinioni, che poi si riducono a un ping pong infinito di accuse, insulti e contumelie. Allora ti viene, mi viene, una gran voglia di gettarmi nella mischia come nel caso di questi giorni della vendita del Pjanic giallorosso che, prima, gli stessi accusavano di lazialità, di discontinuità, di scarso impegno e ora, che ha chiesto da contratto, di diventare bianconero, riscoprono come un fenomeno.

Sempre gli stessi che se la prendono con gli americani che, bene o male, fanno il loro business, colpevoli di non essere come i magnati russi e gli emiri. A loro, a quelli che disertano lo stadio perché ce l'hanno con una norma prefettizia e lasciano in gelida solitudine quella che una volta si chiamava la squadra del cuore, a loro vorrei rispondere: "costruite una sana cordata romana de Roma con a capo, magari, la Raggi con i vari Venditti, Ferilli, Verdone, Renga, gli fate cacciare i soldi che c'hanno e vivrete in sana beatitudine, inondando la curva sud di rigatoni colla pajata. Questo vorrei esprimere, coinvolto da tanta miseria intellettuale. Ma poi, quando compare l'uccellino, il mi piace, l'aggiungi commento, mi blocco perché dovrei trascrivere dei dati personali che ho il timore che vadano a finire chissà dove. Nel caso della Piccola Città ho il privilegio di esprimere direttamente il "mi piace", il "condivido", il sorriso della cerchietto giallo, per la manifestazione che, finalmente, ha unito il senso civico comune. Voi direte, è ancora un "No", e io rispondo che in questo caso è un chiaro "Sì" propositivo che dice: "guardate, qui non ne possiamo proprio più, ci avete rigirato per anni come un polletto al girarrosto, non c'è rimasta neppure la pelle. Che altro volete da noi? Lasciateci in pace, perché abbiamo il diritto di voltare pagina". Non occorrono urla e proclami, e neppure studi più o meno freschi di giornata, ce ne rendiamo conto tutti. Siamo messi proprio male. E, ancora, non abbiamo toccato il fondo, purtroppo. Ricordo le battute dei vecchi, ai tempi in cui facevano notizia gli esperimenti nucleari e sul piccolo schermo della tv in bianco e nero comparivano gli apocalittici funghi delle atomiche americane e francesi; quei vecchi per un temporale, per una grandinata, per l'afa di ferragosto ripetevano con convinzione: "è tutta colpa delle bombe H americane". Avevano ragione, avevano torto? Un fatto è certo che gli abitatori della Piccola Città magari sanno che altre bombe esplodono in casa da decenni, senza fare troppo rumore. Le cavie stanno qui, e non ci sono i deserti sconfinati a proteggerli. E, allora, come reagire? Ripeto: "mi piace, condivido" nel mio piccolo la forte reazione all'ennesimo ombrello infilato lì, che si chiama inceneritore. E mi è piaciuto il sindaco con megafono per la sua concretezza, il suo ruolo da primo cittadino, non da tribuno stile masaniello-demagistris-sguaiato. Perché il primo cittadino deve unire tutte le forze e tutti i colori, le appartenenze, abbattere gli steccati: c'è in gioco la pelle di tutti. Pioveva a Santa Lucia e pioveva in città, ma gli abitatori erano lì, a vigilare, a non farsi prendere per i fondelli. È tutto finito? Siamo tranquilli? Molti dei manifestanti lo hanno detto chiaramente che non bisogna abbassare la guardia. E io direi che, purtroppo, i campi di battaglia, i fronti aperti sono tanti e bisognerebbe prendere lo slancio da questa mobilitazione per continuare la lotta, coinvolgere altri abitatori, farsi guidare dal sindaco che mette insieme le forze per la salvezza comune. Ci sono tanti, troppi inceneritori ai quali abbiamo dovuto fare l'abitudine. Quando leggo che chi abita vicino al porto è più esposto all'inferno, non mi stupisco. Trovo una conferma, e mi viene da sorridere amaramente se penso come gli appartamenti di corso Marconi che si affacciavano sul porto fossero inarrivabili per il loro costo. Bisogna scrollarsi dalle abitudini, dalla rassegnazione. Chi fa più caso a viale Baccelli che è una camera a gas permanente, e la Mediana nelle ore di punta? E, appunto, corso Marconi? E le ammiccanti navi da crociera che fanno il loro mestiere e sfumazzano ore e ore. Perché non rivolgere l'attenzione anche a questi inceneritori in azione nel cuore della città? Voi direte, ma una manifestazione che risolverebbe? Dovremmo incatenarci alle passerelle dei palazzi galleggianti? Non sta me dare consigli. Posso solo dire che "mi piace" l'attenzione e la consapevolezza che ho visto dalle immagini e nei commenti, registrati puntualmente da TRC, con il sindaco con megafono. Un'immagine di combattività e di unità d'altri tempi che gli abitatori hanno saputo rendere attuale; che deve dare coraggio perché non è finita, la lotta è dura e non bisogna avere paura dei cosiddetti poteri forti, quelli che zitti...zitti... ti mandano al creatore, per meglio dire all'inferno di tutti, compresi i diversamente e i non credenti.

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