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La Piccola Città: di palo in Frasca

"A professoré, che c'avete fatto a sto' vetro? Come fate a vedecce?". Una battuta simpatica, accompagnata da un bonario sorriso, del giovane Erg Moscatelli, abituale elargitore di pieni benzina alla prof., mani al volante della sua nuova pandina, blu scuro, coperto dai residui sabbiosi e dalla polvere sciroccale dei lontani deserti. Una piccola soddisfazione del passeggero, stipato fra borse coop spesa, portadocumenti, un paio di ombrelli di varie misure, una bottiglia di plastica vuota, e materiali sparsi sui sedili. Tutto bene, perché la prof. in questione, non fa una piega, mentre il giovane benzinaro le ridà la vista con un'accurata pulitura del vetro.

Per lei la "sua" macchina è sempre stata, giustamente, uno strumento, un mezzo, mai e poi mai, un fine come per chi si ostina in ripetuti lavaggi con successive lucidature e passaggi di pelle di daino, accompagnati dal risucchio dell'aspirapolvere. Così anche per il garage, tenuto sempre in un calcolato disordine, e per gli attrezzi di uso corrente. Ma qui finisce questa calcolata noncuranza. Perché, superata questa soglia dell'oblio, la succitata prof. ha sempre praticato una cura perfino maniacale a tutto il resto: le camicie stirate stile amidatura anni cinquanta, i ripiani della cucina, gli elettrodomestici, per non dire i vetri, con punte esagerate quando si tratta della cura delle "sue" piante, della selva ordinatissima del "suo" terrazzo, e della lucidatura degli ottoni. Gli argenti non sono mai piaciuti: meglio i quadri e i libri. Questo per dire, per entrare in argomento, di quanto ci si tenga alle cose, alle persone che vanno a genio. Questo per dire che non stupisce tanto l'ennesimo, periodico grido dall'allarme: "la Frasca è diventato un monnezzaro", quanto l'attenzione, rapida e invisibile, come i sommergibili del ventennio che fu, dell'assessore verde pisello. Lui con i suoi amici di lunga militanza e degenza, è onesto sottolinearlo, alla Frasca ci tiene. E fa sempre la sua bella figura alle giornate pala e panino. Non si perde un corteo, una marcia., uno straccio di sit in. E poi i proclami dall'ex casa del balilla. Spezzeremo le reni, di qua di là. E così per l'allarme Frasca, è subito scattato sull'attenti. Tireremo dritto, faremo, interverremo, chiameremo a raccolta i manipoli contro le forze plutocratiche e monnezzare. E poi? Così l'icona, la madonna nera ambientalista, torna ad essere rispolverata, magari per una allegra merenda con pulizia, in attesa della nuova ondata di sacchetti di plastica, di schifezze lasciate in loco, e via discorrendo. Aiaiai. Sì, aiaiai, perché per quello che ricordo, quando la Frasca era semplicemente la pineta di qualche scampagnata, delle morzate per andare a polpetti, del campeggio condominiale fai da te, la situazione sembrava sotto controllo, almeno nella norma. Ma da quando è stata eletta come simbolo mondiale del verde, c'è stato un assalto fantozziano con barbecue e focheracci selvaggi, camperisti e tendeggiatori della domenica con relativi effetti collaterali che sta portando ad una progressiva desertificazione. Sarebbe ingeneroso generalizzare, perché c'è chi ancora, timidamente, confeziona il sacchetto monnezza per depositarlo al più vicino cassonetto, raccoglie lattine e bottigliette, e magari spegne i fuochi, temendo di essere scoperto dalla maggioranza zozzona: scooter all'ombra dei pini, lancio di bottigliette e pisciatine liberatorie. E, dunque, parta l'opera di risanamento con l'assessore verde pisello, magari il gonfalone della Piccola Città e il sindaco con fascia tricolore. Ma poi? E, soprattutto, quante altre emergenze Frasca ci sono? Tante, troppe. Domanda: in questo periodo di guida, si fa per dire, della città, senza neppure i controlli dell'etilometro, quanti alberi la giunta verde stellare ha piantato? Ancora. A quando una marcetta ricognitiva del suddetto, nei cosiddetti parchi cittadini? Certo c'è tanto verde, un po' dovunque, con la parietaria lussureggiante che si sviluppa mostruosamente lungo le strade, sui marciapiedi. Un verde spontaneo, naif, a prova di machete. Vanno bene i proclami: eccomi qua, pronto alla scampagnata con ripulitura. Buon divertimento e, magari, se mi ci volete, vengo anch'io. Ma il quotidiano? La sequela di tronchi recisi alla base che formano il cimitero verde di tanti riquadri, ricavati nei marciapiedi del centro cittadino? Neppure un prepensionamento, un'iscrizione allo spi cgil per queste piante mai innaffiate, mai curate, condotte a sicura morte, senza neppure un funerale. Non stanno meglio i pochi superstiti. Lo sa l'assessore di cui sopra con quali criteri vengono effettuate le potature? A guardare il giardinetto sotto casa mia viene l'orticaria. Meglio fosse rimasta la jungla che c'era prima, perché un'orda di lanzichenecchi ha ridotto i pini a ombrelloni da mare, tagliando gran parte dei rami e indebolendone la struttura. Per non dire degli oleandri in fiore, recisi fin quasi alla base. A maggio! Prenda nota l'assessore. Non c'è solo la Frasca.

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