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La Piccola Città: Marziale

"A latronibus esse te fututam dicis, Saenia: sed negant latrones". [Senia racconti che i i banditi, i ladri ti hanno violentata. Ma quando mai! dicono i banditi, i ladri], ripeteva l'emerito professore Ubaldo, un invidiabile serie di pubblicazioni e un grande prestigio accademico alla Minerva, mio insegnante di Latino nella non facile prima liceo di via dei Bastioni.

Eravamo in trentadue, a pianterreno con cortile, molti ripetenti, anche per la seconda volta, quasi tutti irrequieti e portati a fargli pagare le frustrazioni di noiose ore di applicazione, così si diceva, di interrogazioni malevole, di sadiche punizioni, di interminabili mattinate curvi sui banchi con un filo di luce, spesso senza neppure osare di chiedere di correre al gabinetto per una impellente liberazione e con una illusoria ricreazione che finiva subito. Il prof. Ubaldo era sicuramente un genio, un grande studioso e conoscitore della letteratura latina, ma per nulla adatto all'insegnamento, incapace di reggere l'impatto con una classe senza farsi travolgere. Così citava intere pagine di classici a memoria, con un trasporto che mano a mano gli faceva raggiungere l'estasi, fra il generale disinteresse e il brusio che si trasformava presto nel casino generale, fino al lancio dell'immancabile cancellino, di libri e quaderni. L'unica reazione era qualche sonoro pugno sulla vecchia cattedra con tradizionale piattaforma. Del resto a nostra discolpa, posso dire che riuscivamo ad afferrare soltanto qualche parola delle appassionate declamazioni del nostro professore. Terminata la citazione, il monologo, il nostro insegnante di Latino tornava reversus in terram, coi piedi per terra, nel magno clamore, lo sguaito vociare dei suoi discipuli ignorantes, pizzicava uno di noi, a caso, magari chi non c'entrava niente, e chiedeva il diario per la fatidica nota. Seguiva l'immancabile difesa del "non c'entro niente", mentre il prof. rovistava nella cartella alla ricerca del diario volutamente inguattato e, rivolto a tutta la classe, con un ghigno un po' sinistro tornava all'amato latino con la citazione della povera Saenia e dei ladroni. La fanciulla, come diceva, "offesa" - quando mai si poteva usare la parola violentata, stuprata in quell'epoca! - era il prof., e i banditi che negavano l'evidenza, la colpa, eravamo noi. Questa citazione da un epigramma di Marziale, ripetuta così tante volte, mi è tornato facile ricordare, e calza a pennello per alcuni fatti recenti della cronaca della Piccola Città. Presunti scandali, illeciti, arricchimenti, cattiva gestione della cosa pubblica. Come suol dirsi in questi casi: cautela, molta cautela nei giudizi perché ci pensa la magistratura. Certo un po' di puzza di bruciato si sente in giro, e da tempo. Ma da qui ad arrivare ad affrettate conclusioni ce ne passa. Manette o meno, chiusi in casa o meno, insonni e lacerati dalla sola svizzera, i protagonisti di queste vicende si chiamano fuori, respingono le accuse. Comunque vada qui, fra lavori portuali e investimenti gratta e vinci, la povera Saenia, gli abitatori della Piccola Città, sentono parlare di grosse cifre, impensabili nelle loro ristrettezze quotidiane, per consigli di amministrazione, consulenti, collaboratori, di tanti soldi che girano come i calcinculo del carosello. E quei calci, in questi anni, sono finiti immancabilmente nel bersaglio facile dei suddetti. In questa magra stagione, la povera Saenia, oltre che sedotta e accusata di raccontare cojonerie, è sfiorita nella sua bellezza. Trascurata è il termine che mi viene in mente se penso alla parabola discendente della Piccola Città, come si dice di una persona conosciuta, che si incontra dopo qualche tempo, e la si trova precocemente invecchiata, con gli abiti stazzonati, i capelli in disordine e poco pulita. Perché prendersela tanto, povera Saenia, fatti una ragione. Tanto questi sono, e questi rimangono, sempre più furbastri e, come i latrones, prontissimi a dare la colpa agli altri. Prendete il Traiano, ridotto ad un cartellone tipo cinema. E prendete la svolta epocale annunciata dall'inventore del festival di Sanremo de noantri, che verrà trasmesso in tolfavisione. Penso che sia capitato anche a voi un famigliare, un amico che, dopo aver fatto un acquisto avventato di uno strumento, di un giocattolo complicato, che non è capace di far funzionare, ve lo abbia regalato volentieri: "Tanto non so proprio come usarlo". E questo è successo al pluriassessore che ha cercato di camuffare il passaggio della gestione reale del teatro, il regalo, come se fosse un'idea geniale. La verità è quella del nostro amico-famigliare: "Pensateci voi, che ho in testa solo mercatini e stands alla carbonara". Poi, come i latrones di Saenia, ha rivoltato la frittata e si è esibito nel frusto esercizio, nella cantilena vomitevole della stanza dei bottoni, delle sedie, del tempo che fu. Non è mancato il tocco di classe, il ricorso carognesco alla rete, marchio di fabbrica del meteorismo, forse per evacuare quelle paturnie di cui accusa chi conosce bene il giocattolo e lo ha fatto funzionare alla perfezione. Sia buono. Giù le mani. Lasci stare: altra stoffa, altro spessore. Altra storia.

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