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La Piccola Città: catene

piccola citta"Ma tutti questi indove li metteremo". Punto esclamativo. Punto interrogativo. Disorientato, sconsolato il confratello Gigi, da più di una vita impeccabile organizzatore, aggiustatore, incolonnatore, nonché soccorritore della Pricissione, centrifuga, frullatore, diesel del piccolo ineguagliabile mondo della Stella e della Confraternita, non elenca i santi soltanto per grazia ricevuta.

Ma il mite Gigi, della Stella, con i parenti prossimi della suddetta dovrebbe prendersela: certo altre stelle, altra luminosità, ma causa prima della corsa che, da qualche giorno, si è scatenata nella Piccola Città alla ricerca di travi, travetti per farne croci, catene e catenelle da mettere alle caviglie per il venerdì santo. Ricordate, il pellegrinaggio alla Madonna del Tar? Una fiumana di abitatori che imploravano la vergine perché mandasse a spasso i padroni studenti supponenti e nullafacenti freschi freschi della casa del balilla. Centinaia di ceri consumati, gli scaffali dei cinesi desertificati, e poi la delusione: tutto come prima. La Madonna non aveva fatto la tanto agognata grazia, e quelli erano rimasti lì col faremo, vedremo, è tutta colpa di quelli che c'erano prima. Dalla speranza, dalle invocazioni, dalle processioni propiziatorie con le fiammelle al vento si è passati alla disperazione, al mea culpa, alla penitenza. In molti, pentiti, ravveduti, pagano l'inebriante peccato della carne per la fornicazione a cinquestelle, indossando nell'intimità cilici fai da te; hanno smesso di fumare, niente alcolici, hanno fatto voto di castità con conseguenti corna coniugali. Il guaio, per il sopracitato Gigi, è che in troppi hanno scelto la purificazione dal peccato stellare nel segno della tradizione. La tiepida stagione pasquale ha indicato la strada, magari il selciato, magari le buche che dovranno evitare, scalzi e con le catene alle caviglie. Alla ricerca di questi ferri del mestiere, delle catene più grosse si è scatenata una vera e propria corsa dai rottamatori stracciaroli, perché il peccato a cinquestelle è di quelli gravi, da espiare col tormento delle carni. Montando del materiale video della "mia" TRC degli Anni Ottanta, da proporre in occasione del venerdì santo, il priore di ieri, di oggi e di domani nel 1983, l'impareggiabile Gianni, fratello del suddetto Gigi, manifestava un certo stupore perché i penitenti avevano raggiunto la ragguardevole cifra di centotrenta. Bazzecole: in trent'anni o giù di lì, la cifra è quasi raddoppiata. E quest'anno, con l'aria che tira, c'è chi stima si possa assistere a un corteo che, nel circuito più stretto, vedrà congiungersi i tamburini che aprono la processione con le pie donne devote alla Vergine che la chiudono. Questo mio è, e vuole essere, un gioco, niente più, nel massimo rispetto per la tradizione più antica della Piccola Città e, soprattutto, nei confronti di chi ha fede e crede. Ma al di là del gioco, sono in molti a manifestare un sincero, tardivo pentimento. Del resto che racconta la cronaca di questi tempi? È stato forse avviato un importante lavoro, magari l'asfaltatura di una strada disastrata, l'apertura di un piccolo cantiere, casomai è stato risolto il problema dell'acqua con il contagocce? Niente di tutto ciò. Silenzi dove e quando conviene, come nel caso della cioccolata svizzera adulterata e indigesta con conseguenti scariche e intasamento dei cessi di via Risorgimento, e proclami bla bla bla con l'assessore verde pisello che è rimasto in guerra come i soldati giapponesi dispersi nelle isolette del Pacifico nella seconda guerra mondiale. Qualcuno lo prenda su, come si faceva con i giocattoli a carica che si incantavano. Lo faccia smettere. Si dedichi ad altro, magari ai parchi, alla Marina che non c'è più: se ne è accorto? O l'attrazione del pisellone Enel è tale che non si scanta più, non riesce ad abbassare lo sguardo sulle miserie ambientali che lo circondano. Ci sono questioni più importanti che occupano la mente del primo cittadino, c'è da portare avanti la lotta contro il malaffare dei politici che ha spadroneggiato prima dell'avvento del comico e derivati. Un'offesa generica e gratuita, non nuova che, come da copione cinquestelle consolidato, cerca goffamente di nascondere le magagne, il nulla del nulla. Meglio nascondere sotto il tappato gli accordicchi miserevoli con Enel e Molo Vespucci, l'imposizione del Cara, la crisi dell'occupazione e del commercio fuori controllo. La colpa, le colpe sono sempre degli altri. Attenzione a questa fede della diversità, dei puri, con le mani pulite, che non sono attaccati alla sedia. Gridano all'attentato per uno spintone come tale certificato dalla legge. Attenti alle verginelle che la danno ad ogni frattone e ai verginelli a luci rosse permanenti. L'effetto sorpresa che ha narcotizzato la categoria dei bocconi, nel senso di quelli che abboccano come le canose, sta finendo. Sono di ciccia anche loro, sono quelli che hanno preso a calci nel sederone la candidata a sindaco perché grassoccia. Meglio la fascistella arrapante.

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