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La Piccola Città: ultrà

Mi verrebbe voglia di parlare del tempo, come si fa in ascensore o durante un breve tragitto in treno. Vorrei parlare, ancora una volta, dell'atmosfera particolare che si respira al mercato, fra i banchi a smanacciare la frutta, a scambiare impressioni e sentire raccontare storie, come quella davanti a una fotografia, affissa nella storica polleria con tre ragazzi di cinquant'anni fa.

Come in tanti film western, una mandria da portare faticosamente e avventurosamente a destinazione, non di buoi, di tacchini che il giovane della fotografia con alcuni aiutanti, conduceva dalla Frascatana, terra libera e vigna, fino al mercato. E poi, nel piazzale del Conservatorio, polvere e terra, il recinto con i clienti della vicina polleria che sceglievano: "Quello lì". Lo svolazzare, la cattura, il passaggio nel vicino magazzino da farne carne per le feste. Di questo vive la Piccola Città, perché il ricordo addolcito dal tempo, allontana i titoli del giornale aperto su una sedia della polleria: risse e fattacci. "Mai una notizia buona" commenta una prosperosa cliente, in attesa del salmì. Prendete le cronache più recenti e spostatevi nell'aula di quello che dovrebbe essere lo specchio della comunità che prende, dico quasi offensivamente, il nome di un sindaco e, soprattutto, di una persona che non merita l'accostamento alle gazzarre, alle pochezze che vi si consumano continuamente, sfrontatamente. Sì, perché l'aula Pucci, che magari in futuro con un referendum on line dei cinquestelle con centoventun voti potrà essere intitolata a Mario Rossi, l'aula Pucci è diventata la curva peggiore di uno stadio. A dominare le sedute sono da tempo gli ultrà: quelli che, spalle al campo, senza seguire la partita, fanno buuuu ai giocatori di colore, ostentano saluti fascisti. Per loro la bellezza del gioco non esiste: c'è solo la volontà di affermare un potere, una presenza con lancio di bombe carta, petardi e via discorrendo. All'aula Pucci siamo quasi ai fumogeni, comunque vada la partita, non importa il contesto, bene o male che giochi la squadra, bisogna farsi sentire, vedere, sbraitare, a prescindere. Le cronache, quelle serie, non da gazzetta scolastica, parlano di proteste, di accuse, di soldi buttati via, di urla degli ultrà all'illustrazione dello studio ABC sulla salute e la situazione ambientale nella Piccola Città. Gli esperti, persone serie, al di sopra delle parti e della gazzarra a cinquestelle, hanno semplicemente detto quello che un abitatore qualsiasi di questa landa sciagurata sa, e cioè che si vive in una realtà di m...... Se sfortunatamente, con il rammarico collettivo che è onesto ricordare, non abbiamo anche una grande raffineria, per il resto non ci è mancato niente. Così gli esperti hanno chiarito che facciamo parte del vasto universo degli inquinati, e se nelle grandi c'è il blocco del traffico, anche nella Piccola Città non si scherza: va bene guardare sempre il pisellone a strisce dell'Enel, ma anche il resto, navi e macchine, giocano pesante. Apriti cielo! Gli ultrà si sono scatenati. Alcune gazzette parlano di delusione, perché tutti, sindaco in testa, si aspettavano la certificazione, la patente contro il nemico pubblico numero uno. Quelli che hanno sbertucciato l'onesto prof. Marsili, il presidente del Consorzio per la gestione dell'Osservatorio ambientale, perché metteva il traffico fra i principali imputati, sono rimasti nudi. Che dire di questi quaquaraqua dell'ambiente, che sopravvivono da anni fra marce, firme, assessorati, deleghe, e non hanno mai costruito nulla? Hanno sempre voltato le spalle al campo di calcio, maestri dell'urlo, senza seguire il gioco, alla ricerca del clamore delle denunce a effetto, della foto con striscione, del blablabla che ha trovato, buon per loro, facile albergo nella galassia stellare. Così gli esperti, alla presenza di quello che dovrebbe essere il garante del vivere civile, al di sopra delle parti, alla fine si sono sentiti assediati, accusati, perfino sbeffeggiati dagli ultrà e dal loro subdolo capo: il suddetto che è stato messo lì proprio da loro, dagli inconcludenti di sempre. Gli abitatori della Piccola Città non hanno bisogno di profeti: conoscono bene la malattia, ma il medico non può essere lo scomposto gregge degli ultrà. Qualche anno fa i miei polmoni al Forlanini furono testualmente catalogati come "polmoni di Civitavecchia". Sono perciò nel diritto di chiedere a questi signori, all'assessore verde pisello e ai suoi compari di vecchie marce e merende, che cavolo hanno fatto in questi mesi di potere, perché l'uomo con la fascia tricolore, magari a capo di un festante corteo, non ha spento la centrale, non ha chiuso al traffico i viali camera a gas e per le navi non ha seguito l'esempio di altre città dove dalle marce, dagli slogan, si è passati ad azioni concrete. E non si può rispondere che a Venezia c'è chi ha protestato con i gommoni sotto le navi, perché i comitati ed i movimenti della laguna sono gli assessori ed i consiglieri, l'amministrazione comunale della Piccola Città.

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