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La Piccola Città: sim sala bim

"Ma quale commune, ma quali operai der commune, l'avemio visto noi: è stato er mago!". "Sì, Bustelli, er mago de la domenica!"; "Ma quale Bustelli, che da mo' ch'è morto: è stato quello rifatto, er mago Sylvan!". È il dialogo a distanza, da un marciapiedi all'altro, tre persone da una sponda due da quella opposta, che ho sentito nei momenti successivi alla febbrile ricerca delle lastre in ceramica del samurai, volate vie, come per una magia, dalle arcate del Viale.

Se la qualità della vita che riguarda i servizi cosiddetti primari è veramente una schifezza con le strade disastrate, l'incuria e la sporcizia che avanza dovunque, l'acqua a singhiozzo e via discorrendo, gli abitatori della Piccola Città possono vantare tutti i diritti per una veloce santificazione diretta, senza passare dall'anticamera della beatificazione. Questo perché hanno sette spiriti come i gatti e, soprattutto, sono socievoli, tolleranti, e sanno stare bene insieme. Mi riferisco, in particolare, al vasto mondo dei pensionati che arricchiscono il panorama desolante di una città alla deriva con le stelle che non sono più neppure meteore, solo sassi da buttare distrattamente a mare. Sono loro, che si aggirano, spesso in gruppo di non più di tre, blue jeans giacca a vento cappellino nike, che scelgono il mercato e la marina per l'abituale ronda: ogni giorno, con sistematica puntualità. Ci sono i gruppi storici del dibattito infinito, piazzati al gelo della tramontana o all'afa canicolare sulle sedie del dopolavoro ferroviario di piazza del mercato, i vicini confratelli portuali, gli habituè del bar Giacomini, i giocatori di carte del casinò all'aperto della Marina. E ci sono poi questi "cani sciolti", amici da vecchia data, che amano camminare di buon passo, sostare nei punti strategici degli incontri, che non mancano all'appuntamento con i fatti e fattacci della Piccola Città. L'amico Roberto, tutte le mattine, all'alba o giù di lì, magari dopo una notte insonne, passata fra il letto e le escursioni prostatiche al gabinetto, con i suoi due inseparabili amici esce in perlustrazione: una lunga camminata con tappa obbligatoria e premio di cappuccino cornetto al solito bar ed offerta a qualche diseredato dell'altro mondo con l'aggiunta di euro. Parlano, discutono e, soprattutto, osservano, controllano. È capitato che abbiano aiutato qualche persona in difficoltà, che abbiano sistemato una panchina rovesciata dai movidari, rimesso a posto una vasiera, capita che segnalino guasti e perdite d'acqua che, insomma, s'impiccino un po', a fin di bene, perché hanno un grande cuore e ragionano all'antica. Sono loro che, alla fine della ronda, fanno regolarmente la spesa al mercato, comprano il pane fresco e la pizza e li depositano sul desco familiare con le mogli ancora assonnate e sbadiglianti davanti al caffè fumante. Sono loro che hanno seguito le mosse del mago Sylvan e del suo incantesimo, da quando ha percorso il breve tratto dalla stazione al bar Quaranta, trolley alla mano, a quando ha sorbito il caffè, ha comprato un pacchetto di MS, è uscito sul piazzale, ha acceso la prima sigaretta del mattina e, dopo, una lunga boccata ha guardato alle lunette di Costantino Forno. Poi, forse sovrappensiero, quasi per un tic irrefrenabile, si è lasciato scappare il suo caratteristico "Sim sala Bim" e ha fatto sparire alcune tappe della storia della Piccola Città. Una favola bella che vorrei, come Roberto e i suoi amici buontemponi, fosse realtà, perché tutto il lavorio, andato avanti per mesi, non fosse stato vanificato dal solito rimpallo delle carte dei permessi, delle responsabilità, del bla bla bla. Invece, Sylvan non c'ha messo proprio piede nella Piccola Città. Magari! Pensate quanti "Sim sala bim" dovrebbe scandire, magari percorrendo in auto viale Lazio a Campo dell'Oro, con la strada che si percorre in prima, per evitare buche e voragini, e tutto il resto. Altro che stelle e meteore, qui ci vorrebbero schiere di fate turchine, di maghi e maguzzi, perché gli illusionisti ci sono già, e stanno rinserrati a piazzale del Pincio. Peccato che dai loro cappelli a cilindro, nonostante gli "op-là", non sia mai uscito il coniglio bianco, non sia apparso il mazzo di fiori di carta. E, di questo, il pubblico, come dire gli abitatori della Piccola Città, se n'è accorto, ha cominciato a rumoreggiare: "Ridateci il biglietto". I maguzzi con il cappello dal cono stellato cercano di placare la platea: "stiamo ancora studiando, faremo uscire il coniglio, i fiori, e la donna cannone". E, intanto, al mago dei maghi, al chiaroveggente Merlino vorrebbero rivolgersi le schiere dei vassalli, valvassini, valvassori, i podestà dei comuni fedeli al castellano e alla sua corte, tramortiti dalla sòla bancaria svizzera. Solo lui potrebbe risolvere questa intricata vicenda, sempre più chiara al volgo e all'inclita. Ma forse sarebbe meglio ricorrere a Sylvan: il suo "sim sala bim" potrebbe far ricomparire il forziere con gli euro, magari sulla table ronde del ghetto, cuore eletto della civitavecchiesità.

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