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La Piccola Città: mortacci

piccola citta"Li mortacci, li morti tua e de quella z...... de tu madre", gridato, urlato a gran voce, a volte con rabbia, accompagnato da un "se te pio te sdrumo!", ma senza conseguenze materiali. La versione più greve e gratuita era l'intercalare, come lo sputacchio, che molti ripetevano come un tic. "Lassa perde li morti che nun te hanno fatto nniente", ripetevano spesso le donne, madri e nonne. Di questi tempi, in cui queste espressioni gergali, mai blasfeme, come tante imprecazioni, sono state soppiantate da nuovi termini linguistici più evoluti e meno dialettali, di morti si parla molto nella Piccola Città, perché sembra che non possano riposare in pace, come la parabola biologica ha decretato, nei loro avelli cimiteriali.

E sì, perché si è scoperto che ogni pizzo di terra, ogni buco dei due cimiteri è ormai occupato, e non c'è più posto per i nuovi ingressi. Magari continua e continuerà il volo pindarico delle anime nell'alto dei cieli o lo sprofondamento fra le fiamme infernali, ma non c'è niente da fare, l'ingombro, il corpo rimane lì, ai box. Occupa posto, e di micro appartamenti non ce n'è più, neppure in affitto o ammobiliati. Già detto e ripetuto: quello che non si è fatto mai mancare la Piccola Città è la ricerca maniacale dei piccoli spazi, la scelta dello stretto. Guardate la piscina da cinquanta metri schiacciata fra le case popolari e il fosso come una fetta di mortadella in una ciriola, la tangenziale-mediana che sembra un'anguilla, per non dire del raccordo fra viale Togliatti e viale Nenni, dello stesso bagnopenale pontificio, edificato a ridosso del porto e della darsena con la lungimiranza di una talpa. Così il cimitero vecchio di via Tarquinia è sotto assedio permanente dal dopoguerra e quello nuovo, che ha visto sorgere a valle accattivanti villette a schiera, è vicino al collasso. Confesso che l'argomento non mi appassiona. Non sono mai stato un frequentatore di cimiteri, e tanto meno lo sono adesso, perchè credo che i morti, i propri cari, rimangano nel profondo del nostro sentimento, che i fiori, le visite continue, magari il conforto, e qualcosa di più, fra vedove/i inconsolabili siano una scelta personale che va rispettata, ma non sta nelle mie corde, come il presenzialismo ai funerali. E poi, a dirla tutta, nei cimiteri della Piccola Città non c'è neppure lontanamente l'atmosfera di quiete e di poesia che avvicina alle persone scomparse: sole a picco d'estate, tramontana d'inverno. Ricordo ancora il fastidio che, da ragazzino, provavo quando per i Morti i miei genitori e mia zia Maria mi portavano a far visita alle tombe di famiglia del vecchio cimitero. Mi è rimasta viva l'impressione di una gran confusione, di un vociare continuo, di uno sbattere di secchi d'acqua nelle strettoie dei vialetti con la tomba di mia nonna sovrastata dall'ombra minacciosa di un serbatoio di carburante. E poi l'odore forte dei garofani che si mescolava alla puzza delle benzine e del petrolio che ti prendeva la gola. Il rituale di pulire con la spugna la fotografia in ceramica, di passare lo straccio sul marmo, di sistemare i fiori, il cui prezzo puntualmente triplicava nel periodo dell'invasione, poi l'assalto alla corriere e il liberatorio ritorno fra i vivi. Allora, come oggi, è un modo per rimuovere qualcosa che non mi va proprio a genio. Al contrario molti abitatori dei piani più alti dell'esistenza della Piccola Città non sono così distaccati. La notizia della possibile requisizione delle tombe gli ha fatto perdere il sonno. Si parla di veri e propri presidi alla proprietà, accanto alla tomba, al fornetto, acquistati con i risparmi e già con l'iscrizione, vicino a quello del proprio caro/a passato a miglior vita. Si teme che, nottetempo, venga issata dai beccamorti con elevatore qualche bara abusiva nei posti vuoti, che con la luna piena si mettano in azione pale e picconi in uno scenario da film horror con rischio zombi, per disseppellire e far posto ai nuovi. A pensarci bene a risolvere il problema basterebbe la pratica della cremazione con le urne dei cari conservate nelle proprie case, ma questo stride con la tradizione secolare, come tante moderne ovvietà che di questi giorni stanno facendo saltare il parlamento e arretrare furbescamente i cattoconservatori a cinque stelle. Ma come tante altre questioni, anche questa del cimitero verrà risolta dal lavoro e dallo studio di chi governa la Piccola Città che guarda sempre avanti ed già pronto all'appuntamento olimpico di Roma: grande occasione per lo sviluppo turistico della Piccola Città. È il caso di dire "mortacci" con diversi punti esclamativi, usato, in questo caso, per manifestare ammirazione, più che "anvedi" o "cazzarola". E "mortacci loro" sento ripetere dal volgo da 7-800 euro di pensione, per il grattaevinci bancario svizzero con sola da cinquanta miliardi delle vecchie lire. Una montagna di soldi: "e ndove li piano?", si chiede il volgo, fra rabbia e incredulità, alla tramontanina del Mercato, carico della spesa a 99 centesimi. "Mortacci!".

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