Per visualizzare questo elemento è necessario Flash Player.
Unicef
Guardia Costiera

La Piccola Città: lo struscio

Una schiera di eucalipti che faceva da corona a un uliveto, un rustico riadattato con annessi un paio di gabinetti, un lavatoio e due docce a cielo aperto. Era così, o poco di più, il campeggio della costa pugliese a cui approdai con altri dodici amici/amiche nel 1966. Il gestore ti dava la scelta dello spiazzo in cui piantare la tenda, ti forniva qualche genere di prima necessità; la spesa l'andavi a fare al paese più vicino o dai contadini lungo la strada e dai pescatori alla marina. Concordavi il prezzo a occhio, senza pesi né misure.

Una vecchia tenda "Regina" della Croce Rossa, qualche coperta per terra e, come letto, i sacchi a pelo da paracadutista comprati al mercatino di via Sannio, la lampada a petrolio. Un'esperienza mitica, perché, a occhio e croce, eravamo stati gli antesignani della Piccola Città in questa avventura un po' folle con le cinquecento sovraccariche, la bombola del gas e il fornello, le pentole di casa e i sughi al pomodoro confezionati dal maestro S., il padre del mio carissimo amico, capo indiscusso della spedizione. Di questa avventura è rimasto un ricordo bellissimo e, quando noi reduci ci incontriamo, spesso il discorso va a finire sulle allegre spaghettate, le cene a base di frittata, di pesce arrostito sulla spiaggia, il bagno di mezzanotte. Una piccola Eneide nel ricordo collettivo, una storia riscritta dalle astute scorciatoie che il nostro cervello sa prendere con raffinata astuzia, un po' come Virgilio con la storia di Roma. E sì, perché quella fu una vacanza unica e indimenticabile, ma a ben ricordare, e questo il cervello l'ha rimosso con scrupolo, ci fu chi cadde malamente da uno scoglio e si procurò dolorose ferite, chi, durante la notte, aveva attacchi di panico avvolto come una mummia nel sacco a pelo e chi, ancora, recitava ad alta voce il rosario dei santi perché le radici degli ulivi e qualche tratto di roccia gli entravano nelle ossa e non riusciva a chiudere occhio. E poi le lunghe discussioni, e qualcosa di più, per decidere i turni, le pulizie, perché in molti al vile lavoro preferivano la lettura in riva al mare e la filosofia fra gli ulivi. Non mancò l'allagamento della tenda per un improvviso nubifragio, mentre eravamo a visitare cattedrali, l'aut aut del gestore di una trattoria perché dopo una buona mezz'ora di acceso dibattito non avevamo deciso cosa ordinare, e ricordo anche che due della nostra compagnia, poco adatti alla vita spartana e al sacrificio, minacciarono di prendere il treno e tornarsene a casa. Questo preambolo per dire che la memoria è un ottimo alleato quando si vuole trasformare nella bella favola la realtà e che può diventare un abile strumento per non risolvere i problemi dell'immediato. Così, quando in queste ultime settimane, è tornato a galla il problema mai risolto del vandalismo, delle ubriacature collettive, degli schiamazzi che si chiamano movida, sono stato tentato di sovrapporre questa brutta pagina al quieto vivere della Piccola Città della mia giovinezza, quando esistevano le regole non scritte del rispetto, e se facevi un peccatuccio veniale, come decideva il severo confessore, poi a casa ci prendevi il resto. Anche ai bei tempi c'erano le bande dei vandali che prendevano di mira le lampadine dei lampioni, facevano la pipì nei portoni dei palazzi dei ricchi e suonavano i campanelli. Ma erano una minoranza, spesso senza famiglia. La nostra movida erano le vasche, lo struscio in via Cencelle, al Viale, d'estate. Fino a una certa ora perché, se facevi tardi, ti veniva a cercare tuo padre. Tutto il cambiamento, la pericolosa deriva sta qui. I teppistelli della movida non li cerca nessuno, anzi, se qualcuno alza la voce, i genitori si precipitano a denunciare e querelare, perché sono loro che magari parcheggiano nelle zone vietate del Ghetto, che alzano il gomito e non ce la fanno a seguire i figli: troppo faticoso con gli impegni del calcetto, del burrago, i balli di gruppo, la settimana bianca con buffi e necessario finanziamento, compresi suv e moto. Un fenomeno diffuso che è sfuggito di mano, che torna a galla sulle gazzette, che è cronaca ormai consolidata. Ricordo telefonate accorate alla redazione di TRC di cittadini disperati dell'allora lungomare Thaon de Revel, della zona del mercato davanti a Acqua & Sapone. L'unica speranza è che la comitiva cambi aria, come è successo nel mio condominio, dopo quattro anni di esasperazione e, soprattutto, di impotenza. Sento parlare, ancora una volta, di videosorveglianza, di alzare la guardia. Chiacchiere. Sappiamo tutti che si rimette in moto la porta girevole tipo grand hotel: le forze dell'ordine hanno gli uomini contati, destinati a compiti più importanti, le telecamere finiscono per non funzionare e quando funzionano le registrazioni spesso si perdono. E poi, quando il bulletto finisce nella rete, che succede? Come nella suddetta porta girevole, entra e esce, e se ne fa un vanto con la sua comitiva. E chi può, come un amico carissimo, per salvarsi cambia casa.

Social

Facebook Twitter YouTube RSS Feed

Cerca nel sito

Videogiornale
Streaming TRC
banner
banner
Aeranti Corallo

Artimediali - Web Design & Graphics - Creazione siti Internet
Realizzazione siti web