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La Piccola Città: quel gran pezzo dell'Ubalda...

Ai tempi di tre film cento lire, capitava che uno avesse come protagonista Totò. E capitava anche che molti dei film del principe De Curtis fossero giudicati di serie B, da militari e ragazzi. Lo stesso giudizio con il quale, alcuni anni dopo, venivano bollati, senza distinzione, i film a raffica di Franco e Ciccio, per non parlare dei cosiddetti poliziotteschi e degli spaghetti western. Poi gli anni hanno, in parte, fatto giustizia di tanto cinema italiano con la benedizione di critici e registi come, tanto per fare un esempio, Quentin Tarantino. Sono invece rimaste sulla graticola le decine di pellicole del filone commedia erotica all'italiana con l'icona Edwige Fenech, ricomparsa come nonnina ambientalista in una fiction Rai.

Non che lo spettatore seguisse la trama e fosse attratto dall'intreccio, ma alcuni di questi film hanno avuto una giusta rivalutazione dalla critica come nel caso della "Giovannona coscialunga" della coppia Fenech-Pippo Franco. E questo duo di attori è protagonista anche del film in costume, quando sono coperte le abbondanti nudità, campione al botteghino "Quel gran pezzo dell'Ubalda ecc. ecc...." che ho rivisto recentemente sul canale satellitare. Corna, tante corna nel tradizionale intreccio che ha le sue radici nel teatro più antico fino a Goldoni. Lo schema di questo, e di altre decine di film, ambientati nella cornice temporale boccaccesca, con tante madonne procaci e tanti messeri becchi, è sempre lo stesso: donne giovani, belle, pronte all'amore, mariti vecchi brutti e tirchi con gli occhi foderati di prosciutto, serve e servette ruffiane, giovani amanti che si nascondono sotto i letti, immancabilmente con baldacchino, nei sottoscala, fra la paglia, nelle botti e, alla peggio, fanno un bel salto dal verone. Attenzione, agli occhi dei mariti queste mogli dalla straripante vitalità erotica sono, e rimangano, al di là di ogni più logica deduzione, delle madonne senza macchia, che si annoiano a ricamare e a guardare fuori dalle mura del castello, sospirando. Nella realtà è tutto un gioco continuo di cinture di castità che si aprono e si chiudono e, guarda caso, si bloccano quando lo sposo torna al focolare. Non si trova più la chiave. Queste mogli fedeli, che arrossiscono a ogni legittima avance del coniuge e si rivoltano dall'altra parte del letto, mi fanno venire in mente le madonnine meteorine a cinque stelle che, di questi giorni, confermano in pieno più di un sospetto, una convinzione che è sempre più radicata nella cosiddetta opinione pubblica. Un po' come l'Ubalda casta, pura e ben allucchettata, chi governa la Piccola Città professa fino alla noia la propria illibatezza, la sua diversità senza macchia. Ma poi scopri che ha la chiave ben nascosta e, quando gli capita, la gira vorticosamente per aprirsi a chiunque. Così dopo mesi e mesi di ricami e di astinenza alla casa del balilla, di vorrei ma non posso, non sono come le altre, la madonna grillina si scopre che i poteri forti, non solo nel senso erotico del termine, li conosce e li sa frequentare. Dopo messer il porto, è il turno di paggio Enel. Tutto in gran segreto, nella carbonaia, come l'Ubalda nel fienile, senza neppure farsi sfuggire mezza parola in consiglio comunale. Nel caso nostro il marito cornuto e contento finisce per essere il cittadino della Piccola Città che, in questi giorni, quando si è messo a compilare Tasi e Imu si è accorto che sono aumentate ha avuto un primo sobbalzo, più che un sospetto di essere preso per i fondelli. Il popolo può essere bestia, ma non è facile raggirarlo a lungo. Il gioco è stato scoperto. I tanti sprovveduti imitatori di Arturo Brachetti, lui incomparabile nell'arte del trasformismo, sono stati tanati. L'assessore verde pisello che dice? I zinzi del mostro da abbattere sono di Babbo Natale? E il carbone è solo un dolcetto della calza della Befana? E come la mettiamo con la marcia per la salute? Sarà dedicata all'arrivo stagionale dell'influenza? Se la combattiva, vivaddio, Fabiana c'inzecca quando dice che le meteore non sono così verginelle come vogliono far credere, io torno agli alieni. Ci deve essere stato un cortocircuito, bisogna riformattare, perché non è possibile questo improvviso cambiamento con le macchinine autoscontro elettriche in arrivo e, magari, qualche bambolina elettrica da sostituire a quella meccanica, incantata, che ripete all'infinito che non è attaccata alla sedia, che lavora, che ci vuole tempo. Sono saltate le impostazioni, c'è un virus. Come spiegare altrimenti che l'assessore gastronomo abbia lanciato in pieno periodo natalizio la campagna per la pizza di pasqua? Stava per portare fuori strada anche me. Solo all'ultimo, mi sono accorto che mettevo le banconote per la mancetta delle feste ai nipoti in alcuni biglietti d'auguri con le colombe svolazzanti attorno all'uovo... di Pasqua.

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