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La Piccola Città: cacciarella

piccola cittaFino a qualche anno fa, di questi tempi, se ti capitava di passare in macchina o, magari, mentre facevi quattro passi, davanti a Caccia e pesca o al bar Giacomini potevi vedere un festoso assembramento paramilitare tutto intorno ad alcune macchine recanti sul cofano, issati sul portabagagli, i trofei di cinghiale, frutto della cacciarella di stagione. Un rito antico che si ripete, come mi informano puntualmente i gestori del varco doganale del suddetto bar della Baccelli: le spedizioni delle doppiette continuano, senza la passerella finale, e le prede sono aumentate con relativa delizia delle pappardelle fumanti. In questi giorni, nella Piccola Città, è ben visibile un altro tipo di cacciarella: quello del cosiddetto scoop giornalistico.

C'è tanta ciccia da spolpare per le cronache scritte e televisive con i cacciatori armati di microfoni e operatori scalpitanti, biro e taccuini pronti ad annotare l'effetto della tragica vicenda del signore suicida a causa della perdita di una somma assai consistente, investita in una delle banche salvate. Non è questo il luogo per entrare nei dettagli di una vicenda privata. Del resto, da sempre TRC è rifuggita dal riportare questo tipo di notizia. Così, dopo i fasti della Madonnina dalle lacrime di sangue, dei due padri omicidi sono ritornati gli inviati per un pezzo di colore, con finale dedicato al volo dei gabbiani e al mare che dalla collina non si vede, per un articolo del genere piove-governo-ladro, alla ricerca spasmodica di qualche battuta, di quattro righe da virgolettare, carpite, magari dal citofono, col microfono sbattuto sulla dentatura dell'amico dell'amico, del vicino di casa, della signora della porta accanto, del benzinaro, della maestra e del compagno di scuola. La ciccia c'è, e c'è molto da spolpare, anche perché è lontano l'effetto attentati e il rischio Giubileo. È il mestiere, il pane quotidiano da offrire ancora caldo nei famelici talk show, abitati dai soliti opinionisti a tempo indeterminato, detentori dell'ovvietà. La stessa partita di giro, le stesse facce che, magari, di fronte a questa, come ad altre tragedie come le guerre, abbozzano un sorrisetto stile Gruber Otto e mezzo, consapevoli che, prima di tutto, contano loro, la loro presenza, ancora più redditizia in fatto di ascolti (che in verità sono in picchiata) quando si esibiscono nella stantia sceneggiata delle liti furibonde, del mi alzo e me ne vado. Ma è così, va bene così: c'è la notizia, e non va mollata, bisogna superare la concorrenza, finché il ferro è ben caldo. Poi, fra un paio di giorni, la cacciarella sarà finita, e si passerà su un altro terreno con doppiette alla mano. Rimarrà il vuoto della realtà che continuerà a incombere sulla famiglia, sulle persone, su una questione difficile da districare come quella del mestiere della banche, di certe banche. Mi diceva un caro amico, funzionario di banca per tanti anni, in pensione, che il proliferare di tanti sportelli nella Piccola Città, secondo solo alle pizzerie, si spiegava col mestiere di chi compra e vende i soldi, come il fornaio il pane, il macellaio la carne, niente di diverso. E per il cliente, mi diceva, non è facile trovare il forno giusto, la macelleria con la carne buona. Nessuna morale postuma, memore di tante scartoffie voluminose, firmate in calce insieme alla data per il contratto del telefonino, per l'assicurazione della macchina, per la vendita della propria casa. Tutto alla luce del sole, ma con i cosiddetti effetti collaterali tutti da verificare nel tempo, magari semplicemente quando vuoi disdire l'abbonamento alla tv satellitare e devi scalare una montagna. È così e, spero, che dopo questa italica cacciarella, che qualche penna e microinviata/o ha voluto spendere esclusivamente contro il presidente e il suo governo, qualcosa cambi, anche se, è onesto sottolinearlo, non a caso questo è il paese, e questa è la Piccola Città, degli stuoli di commercialisti e avvocati. Alla battuta è mancata, inaspettatamente, la doppietta padana. In una pausa della comparsata da re magio, sempre all'accattonaggio di qualche voto in più, il segretario felpato dicono non si sia spinto fino alla Piccola Città, perché la scritta Civitavecchia era troppo lunga e non ha trovato chi riuscisse a farla entrare nel suo maglione variopinto, pronto per tutte le occasioni. Così è rimasto ad Arezzo, un nome leggibile a favore di telecamere. Tornerà, invece nella Piccola Città, ci giurerei, la brigata della cacciarella, perché c'è da scaricare qualche altra cartuccera: l'incauta delegata meteora stellare al mercato, mentre il sindaco è indaffarato a portare la croce dell'onestà, è scivolata nuovamente sulla saponata dei social: "La donna uccisa a Parma? Se l'è cercata", riporta il virgolettato in cronaca nazionale, ripreso dal vomitatoio Facebook. Una volta venivano nella Piccola Città per la zuppa di pesce, ora arrivano a frotte per altro.

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