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La Piccola Città: paquebot

piccola cittaPrima che Civitavecchia, dalla sua nascita resta e sarà il porto di Roma. Perfino una squadra di calcio cittadina, negli Anni Sessanta, prese questo nome a voler sottolineare lo stretto legame con la capitale. E porto di Roma è la Piccola Città dei crocieristi, come lo era la petit ville dell'Ottocento che prosperò sull'onda del convulso andirivieni dei paquebot, i battelli a vapore (prima con le classiche ruote, poi con l'elica) che lasciavano alla mercè dei facchini pellegrini, turisti, viaggiatori per commercio o per piacere, tutti diretti a Roma.

La rotta Marsiglia-Genova-Livorno-Civitavecchia-Napoli fino a Malta e al Levante sbarcò nello scalo, che era ancora quello di Traiano, migliaia di passeggeri, fino al prepotente ingresso della linea ferroviaria che ne decretò una lenta, inesorabile eclissi con conseguenze soprattutto per il porto di Roma. Ora dal mondo delle cinque stelle meteoritiche giunge più di un segnale del ripristino di questa linea, magari senza la stazione di partenza in terra di Francia, e senza proseguire verso la Campania Felix. Le notizie di cronaca di queste settimane portano a pensare ad una rotta di paquebot con partenza da Genova, patria del nocchiero comandante comico sbianchettato, passaggio a Livorno cinquestelle e arrivo a Civitavecchia cinquestelle con possibile trasbordo verso Roma, quando la città eterna (sperano) sarà cinquestelle. Perché questa nuova linea? Non sono sufficienti i palazzoni da crociera? Che sia una nuova idea del fronte del porto, dopo l'hotel cinque stelle Fiumaretta, ancora senza finanziatori? La risposta viene sempre dalla cronaca: niente passeggeri, niente posta a bordo, ma monnezza. Attenzione: non si tratta di un'emergenza, di un segno di debolezza; è una delle tante genialate, delle trovate a cinquestelle, magari uscite dalla testa riccioluta del capociurma genovese che sarà ben in vista a prua del battello che spazzerà dalle città simbolo della vittoria i rifiuti del quotidiano consumismo, prodigo di tanta monnezza. Troppa, per colpa, tanto per cambiare, di quelli che c'erano prima, da non riuscire più a trovare un angolino, un sotto tappeto, un praticello periferico dove gettarla, magari guardandosi intorno per non lasciarsi sorprendere, come si fa quando si butta una gomma americana o una cicca per strada. Mentre dalla pentastellata Pomezia, così dicono le cronache, giungono segnali di un fare verde mica tanto verde, e paraculo, anche nei due porti del Tirreno si annuncia il passaggio festoso di queste navi alla ricerca di dove gettare il loro carico maleodorante, per scongiurare il remake da film horror con cassonetti stracolmi, strade impraticabili, topi scatenati, cittadini infuriati. Dicono i bene informati che sia solo un progetto, nato dalla mente sempre in esercizio degli studenti a cinque stelle per rintuzzare l'attacco della regione nemica e str...a, che ha aspettato la baldanzosa compagnia al beverello, pronta a presentare il conto. Un po' come, l'altrettanto str...za Enel, alla cui porta il primo cittadino è andato a bussare per un'altra mancetta. Spiccioli necessari, come quelli del fronte del porto, chiesti con un paio di confezioni di calzini in mano: "Capo, buon giorno... c'hai mica un euro per un caffè?". Tutti col fiato sospeso perché, sembra che se col mazzetto di rose in pugno e col pacchetto di calzettoni in mano il suddetto primo cittadino non riuscirà a farsi sganciare la monetina, per la Piccola Città si annuncia la catastrofe. Così dicono, sempre, le cronache. Spero, e sono convinto, che non succeda né ora né mai, per il bene della Piccola Città e dei suoi troppo pazienti abitatori. Anche perché l'assessore verde pisello ha tuonato che è tutto a posto, che non ci sono emergenze. E io gli voglio credere, anche se ancora aspetto almeno un pieghevole esplicativo sulla raccolta differenziata, e speravo che il suo attivismo magari si producesse nel decespugliamento della virginea aiola nuova nuova davanti alla casa del balilla, in procinto di farsi jungla come il resto del verde, poco verde, della Piccola Città. E poi ci sono le assicurazioni fresche fresche, ascoltate nel nostro Diritto di Replica, pronunciate dalla maestrina robottizzata: "Tutto il male è stato prima, chiedetelo all'avvocato Tidei". Martellato dalla ripetitività che mi conferma l'invasione aliena dei cinquestelle con i cip e le memorie che, a volte, vanno in tilt, la maestrina mi ha convinto. Mi sta tutto bene: la crisi nera, la monnezza, le buche e le voragini, i ruscelli, la desertificazione, gli eventi miserevoli, perché come ha detto cento volte, davanti al nobile, troppo nobile, esponente dell'opposizione, ipnotizzato e traumatizzato, non stanno attaccati alla poltrona, sono poveri e lavorano tutto il santo giorno: dove trovano il tempo per sistemare il gran casino? E poi è solo un anno e mezzo che governano; è poco, troppo poco. Figuriamoci che potrà succedere ancora se gli alieni non riprenderanno il disco volante prima dei prossimi tre anni e mezzo.

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