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La Piccola Città: il pupazzetto

piccola cittaForse perché sorge a pochi passi dalla cartoleria-caramelle-lacci-liquerizzie-giocarelli del sor Pugliesi di quando ero ragazzino, il monumento all'intrepido viaggiatore-messaggero giapponese Hasekura Tsunenaga mi ha fatto sempre l'impressione di una gigantografia di uno di quei pupazzetti di plastica che si acquistavano nel piccolo negozio subito dopo svoltato l'angolo fra piazza d'Arme e via XVI settembre. Tutti: soldatini, guerrieri, calciatori, stampati grossolanamente, erano dello stesso colore della statua che fa bella figura alle spalle di Porta Livorno. E quel pupazzetto, un bel po' cresciuto, è tornato a essere protagonista della scena della sonnolenta Piccola Città.

È un po' come il ritorno delle rondini, la festa della mamma. Magari non proprio ogni anno, ma quasi, tornano gli ambasciatori del sol levante, e bisogna accoglierli nella maniera migliore. Non si tratta di uno sforzo titanico perché, è bene sottolinearlo, gli abitanti della Piccola Città sono per natura, molto ospitali: una qualità che colpisce, subito, i forestieri. Con il quattrocentesimo anniversario del folle viaggio dell'ambasciatore quasi kamikaze bisognava fare le cose per bene per lo sbarco dei nuovi samurai che, è bene ricordarlo, hanno dato negli anni un'attenzione che potrebbe essere giudicata perfino esagerata, se si pensa che il loro connazionale a Civitavecchia c'è solo sbarcato per andare a Roma, come tante altre migliaia di viaggiatori, compresi i crocieristi con infradito e canottiera. Forse non tutti sanno che a dare vita a questo simpatico gemellaggio è stata nel lontano 1959 la signorina Luciana Gabrielli, presidente del club Amici della penna, in visita a Sendai, per consegnare al primo cittadino due statue Kokeshi (per intenderci dello stile tipico di tante bamboline giapponesi), benedette dal papa Pio XII. E, in quell'occasione, in quell'incontro per molti versi casuale, al sindaco di Sendai venne in mente il collegamento fra Civitavecchia e il suo illustre concittadino Hasekura. È questa la fertile madre che ha dato origine negli anni ad un incrocio continuo di viaggi aerei, di scambi culturali e di visite di piacere. La lettera del sindaco, che la signorina Gabrielli consegnò all'allora commissario Calenda, esprimeva la volontà di aprire un dialogo, la curiosità dei suoi concittadini di rimettere piede, dopo trecentocinquant'anni, sullo stesso suolo del loro Hasekura. È con questo spirito che, attraversando giunte e sindaci diversi, si è arrivati a queste giornate, fitte di occasioni e d'impegni, dove non si è risparmiata la vis, l'indole della Piccola Città. Neppure nel più classico gioco al massacro, di cui ho già scritto. E sì, perché la Roberta, factotum indefessa nell'organizzazione di questo nuovo abbraccio, è stata marcata a uomo, come nella migliore espressione del calcio catenacciaro italiano di qualche anno fa. Un arcigno difensore, si diceva così, alla Furino, alla Burgnich ha puntato decisamente alle caviglie per toglierle la gioia del gol. La palla in fondo al sacco, come recitava il gergo pallonaro, c'è finita, la rete si è gonfiata. E un cartellino rosso, morale, credo che un arbitro lo alzerebbe senza esitazione nei confronti di chi è entrata a gamba tesa. Abbiamo infatti saputo che, nelle giornate giapponesi, la Roberta è andata cinque volte al bagno, usando carta igienica a quattro veli, soltanto due volte si è lavata le mani; mentre tutti erano distratti, si è messa tre volte le dita nel naso; durante il pranzo di gala ha tentato di mascherare alcuni evidenti rigurgiti; il secondo giorno, per più di due ore, aveva la scarpa sinistra slacciata... e così via. Questo per dire della passione che anima la Piccola Città verso l'impallinamento. E questo anche per dire che è così, sarà sempre così. Ci sono distanze, differenze, ma ci dovrebbe essere un minimo di tolleranza al di là del proprio naso. Proprio in questi giorni, sto attrezzando la nuova serie di Cartoline. Ho deciso di proporre, come lo scorso anno, anche foto che raccontino la storia più recente della Piccola Città. Così ho spulciato un pacchetto di istantanee a colori, scattate in occasione dell'inaugurazione del pupazzetto, del monumento al navigatore, partito con un seguito di 180 persone e tornato in patria, dopo due anni, con quattro gatti e una manciata di sabbia. Nelle immagini si vede la grande tribuna costruita a corso Marconi, un corteo con tantissimi giapponesi, bandiere al vento, il traffico bloccato: per dire una manifestazione grandiosa. Prima e dopo ce ne sono state altre che hanno rispecchiato il momento: la faccia delle varie amministrazioni. E questa dei quattrocento anni ha seguito il lento fluire del tempo, ha dato l'immagine migliore che, oggi, la Piccola Città può offrire. E come le altre, può essere criticata, ci mancherebbe, ma, credo, con misura e senza ricorrere al vizio dello schiaffo del soldato a chi ce l'ha messa proprio tutta, in un momento di difficoltà personale.

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