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La Piccola Città: regolamento

"Meno male che è arrivato il regolamento!". Alcuni stanziali del bar Giacomini hanno interrotto la mia camminata verso il mercato per esternare, adesso si dice così, la loro soddisfazione: "'A Serà, ce voleva Brizzzzi a mette le cose apppposto!", ha aggiunto un distinto signore con cagnolino al guinzaglio in perfetta esibizione a quarantacinque gradi della liberatoria scarica idraulica sulla vasiera della storica caffetteria di viale Baccelli.

Confesso di essere stato preso alla sprovvista, ho lasciato libera corda ai miei simpatici e abituali conversatori di quello che è diventato un varco per scambiare quattro parole e, riavviandomi verso la defunta palmetta, mi sono chiesto che cosa avesse mai combinato Brizi, il campione di kickboxing. Ma quale boxe a calci in faccia! Quando ho riferito a casa le ultime novità degli incontri della mattinata, sono stato sapientemente istruito dal tuttologo di famiglia che il Brizi in questione è un consigliere comunale delle cinque stelle e che il regolamento è la svolta epocale che riguarda la collaborazione tra i cittadini e l'amministrazione "per la cura e la rigenerazione dei beni culturali urbani", come ho poi letto sul TRC giornale dal computer. Così ho compreso lo sfogo liberatorio del gruppo cappuccino cornetto caffè, sollevato dalla confusione che da decenni ha gravato sulla Piccola Città, come i buffi e gli sprechi delle passate amministrazioni, anche quando si trattava di dare anema e core per renderla più bella e superba che pria. Vogliamo dirlo? Fino ad oggi si assisteva a un vero e proprio casino generale. Ti mettevi a scartavetrare la panchina rugginosa del giardinetto pubblico davanti casa? Ti chinavi per ripulire i ferri di sostegno? Arrivava magari il sor coso, ti dava una bella caracca che ti faceva barcollare, ti allontanava dalla panchina e ti gridava: "Questa è mia!" e riprendeva con la spazzola d'acciaio a scrostare il bene pubblico, mentre il figlio era già pronto con il barattolo fernovus aperto e pennello immacolato. Devo ammettere che questo regolamento ci voleva, e ci voleva questa chiamata all'ordine civico, per evitare episodi a dir poco spiacevoli come quelli a cui ho assistito di persona e, sono sicuro, avete potuto vedere anche voi. Inenarrabile, indimenticabile il blocco stradale dell'agosto 2013 in via Terme di Traiano, quando un gruppo di cittadini che amavano la loro città, sacrificando ferie e famiglia, con picconi e badili, pale e caravine si mise a rifare il manto stradale. Sembrava una scena del film Biancaneve e i sette nani, mancava soltanto la colonna sonora a coprire bestemmie e improperi degli automobilisti intrappolati. Come quando, nella primavera del 2010, breton Paco al guinzaglio, mi capitò di trovare il terreno del parco della Resistenza costellato di buche, come se di notte ci fosse stato un esercito di marmotte. Mentre venivo trainato dal nostro cane per i vialetti, spuntarono alcuni eroici cittadini con alberetti in spalla, un po' come alla processione del venerdì santo, che infilarono nelle predette buche. Tutto questo, però, nella più totale confusione e con lunghe e animate discussioni sul dove collocare le piante, non prive di qualche spintone. Ben venga dunque il regolamento che, come dice, il consigliere cinquestelle vuole chiudere l'epoca della confusionaria, libera iniziativa. Da oggi si seguiranno le regole, un po' come nel film "Coach Carter" in cui l'inflessibile allenatore di pallacanestro Samuel L. Jackson mette in riga un gruppo sconquassato fino alla vittoria nel più classico happy end a stelle e strisce, senza pistolettate e stragi quotidiane. Come la bacchettata del maestro sulla cattedra riportava il silenzio e l'ordine a fine ricreazione, il sapiente documento del suddetto consigliere chiude anni di sfrenata improvvisazione che, alla fine, ha creato più danni che benefici. Tanti gli esempi di questa infinita ora del dilettante, ispirata da tutte le buone intenzioni, che ha provocato soltanto disastri. Provate a passare per il giardinetto intitolato al musicista Ennio Trenta: un'oasi verde, creata da una signora che abita nella palazzina popolare che dà su viale Baccelli. Secondo il nuovo regolamento cinquestelle da esporre alla gogna, perché questa pur lodevole iniziativa è stata intrapresa in modo, appunto, confusionario. Infatti l'oasi, per colpa della signora, è ridotta a una discarica, un dormitorio con relativi escrementi, le panchine non hanno più le assi di legno, sulla strada, sempre per colpa di questo voler fare fuori dalle regole, scorre un ridente ruscelletto-perdita d'acqua dove galleggiano foglie e buste di plastica, mentre ti capita di vedere all'opera alla fontanella alcune canterine lavanderine con secchio e saponata, costrette all'uso antico delle bisnonne perché a casa non c'è un filo d'acqua. E qui, sono sicuro, come nel film dell'inflessibile coach baskettaro, il Brizi consigliere si trasformerebbe nel Brizi campione dei calci in faccia. Regolamento alla mano.

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