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La Piccola Città: vacanze

piccola cittaIl mio amico e sodale di tante serate e nottate con la nebbia polesana ad avvolgere il piccolo mondo attorno a noi, il maestro Elleno, in verità poco maestro, ma stimato poeta dialettale e bravissimo cuoco di cacciagione selvatica, ogni anno, il primo di agosto faceva il giro del nostro villaggio nel Delta per salutare amici e conoscenti. Annunciava fra un'ombra e un grapin, offerti con generosità nei bar osteria, l'abituale partenza per una lunga vacanza, in giro per il mondo, "per spèndare un fiantinìn de' schei campàgna campàgna".

In verità, e questo lo sapevano tutti, nelle valli fra l'Adige e il Po, il maestro dalla barbetta luciferina, per dieci giorni si serrava in casa, nella sua abitazione al secondo piano dell'edificio delle scuole elementari concessa a lui e al bidello Bepi dal Comune. Con le persiane debitamente chiuse, servito dalle sue pazienti donne, il maestro indossava il suo pigiama di cotone a righe e si istallava nel lettone di ferro dove consumava i pasti e, soprattutto, si dedicava alla composizione dei versi e alla lettura dei poeti latini, ammorbando casa dell'odore acre del trinciato che consumava in quantità esagerate nel fornello delle sue pipe che gli regalava ogni primo dell'anno il suo alunno Soncin, maestro artigiano di Occhiobello sul Po di Ferrara, a ricordo di qualche educativo sciafon ricevuto. Il suo viaggio straordinario, nei luoghi più lontani, il maestro Elleno lo faceva fare ad alcuni suoi amici di vecchia data che dalle località più disparate inviavano coloratissime cartoline illustrate con i saluti, le battute, la firma contraffatta del maestro, che, a metà settembre, riempivano il borsone di cuoio del postino Rocco, immigrato da Bisceglie. Conservo ancora una cartolina con i soffioni boraciferi d'Islanda, di cui parlò a lungo il maestro descrivendone l'utilizzo nelle serre davanti al varia umanità del bar osteria, ad ascoltare a bocca aperta i suoi racconti immaginari come una realtà da condividere nello stretto mondo degli argini. Questo ricordo, questo preambolo, per dire che, quest'anno, seguirò l'insegnamento del maestro poeta. Non mi muoverò, per affrontare le code autostradali da bollino violetto, rosso cardinale e, neppure, gli inconvenienti dell'aeroporto, per andare poi dove? Con tre quarti di mondo in guerra. Meglio starsene a casa, non rinserrato come il maestro Elleno, ma per godere le occasioni agostane, si dice così, della Piccola Città. In verità, scorrendo in questi giorni qua e là i siti, l'unica notizia rilevante riguarda le nuove tasse che arriveranno in famiglia. Un salasso, senza contropartita; al punto che, prendendo spunto dalla lodevole proposta della Società Storica che chiede l'adozione di piazza Leandra, vorrei chiedere anch'io di essere adottato per salvaguardarmi non solo dalle tasse, ma dal degrado che incomincia dall'ascensore del mio condominio, che si manifesta in pompa magna nel giardinetto jungla fuori del portone, che trionfa nei secchioni su viale Baccelli con buona pace delle riunioni carbonare dell'assessore differenziato, che non dà proprio segni di un barlume di vita. Va bene! Ma c'è il cartellone estivo, ci sono gli eventi, c'è l'expo, c'è la ruota girevole, c'è il mare. Così, questa mattina sono andato al mare, e mi sono pure scottato, perché ho dovuto sostenere una specie di interrogatorio, soprattutto di mamme con bambini al seguito. "Che dice, si può fare il bagno? Queste alghe sono così tossiche? È vero che poi viene la febbre e la diarrea?". Che dire? TRC è da sempre uno sportello per il pubblico e per i suoi affezionati telespettatori. Così, al ritorno a casa, la mia paziente collaboratrice domestica, che prima o poi credo si prenderà una pausa di riflessione, ha messo mano al Foille. Forse avrei fatto bene a seguire fino in fondo la via indicata dal maestro Elleno e restarmene a letto con il condizionatore a piene pale. E forse farei bene a guardare sui siti le distrazioni che offrono paesi e cittadine del circondario, perché qui, tranne i film all'Arena Pincio con tradizionale passaggio del treno al momento della battuta principale e di smarmittata paurosa di motorino nella scena più intensa, qui c'è poco o nulla. Leggo di una sagra del tartufo col sorbastrello, di carne buona e sana alla sagra della bistecca tolfetana, della possibilità di partecipare alla promozione e alla valorizzazione dell'asino, sempre tolfetano. E poi ci sono le serate del cinema a Santa Marinella, i concerti di Montalto. Qui stiamo alle alghe potenzialmente tossiche, all'acqua che continua a mancare, alla vendita della bigiotteria, non dei gioielli, di famiglia. La Stegher sempre più fatiscente, le Carcerette ridotte a colombaia e albergo dei topastri. Ricordate? Sede universitaria, polo culturale.... Quante chiacchiere. E ora buttiamole giù, vendiamo, sì, forse, no. Un vero sfinimento, da restarsene con le persiane chiuse e a leggere a letto. Sarà un esercizio lungo e piacevole, lontano dalla tastiera del mac. Ci ritroviamo (?) più avanti. Buoni fuochi.

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