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La Piccola Città: la mancetta

Un bel voto nel compito in classe, andare a comprare dieci nazionali, un chilo di sale dal tabaccaio, un litro di bianco al grottino, macinare il caffé o sgranare i piselli, da ragazzino mi fruttava la mancetta. Pochi spiccioli che conservavo e mettevo insieme nella scatoletta rettangolare di latta dal coperchio bianco della Pasticca del Re Sole contro la tosse, della premiata ditta A. Gazzoni di Bologna, quella dell'idrolitina con le due bustine da versare velocemente nella bottiglia dell'acqua del rubinetto.

Un premio, un riconoscimento allo studio e alla collaborazione nel piccolo mondo famigliare, fatto di tante minute soddisfazioni, di gesti semplici, prima che arrivasse l'onda anomala del consumismo a stelle e strisce. E di una consistente mancetta, di questi giorni, si vanta giustamente il primo cittadino della Piccola Città: ha studiato, è stato bravo e giudizioso, molto obbediente in tanti servizietti e l'Autorità Portuale lo ha premiato. Un evento, ha commentato il sindaco, che fa entrare nelle tasche vuote e bucate del comune una bella cifra. E proprio qui si ferma il parallelo con la scatoletta con il parruccone del re Sole. Perché questa mancia è un po' come un vecchio tip top che dovrebbe mettere una pezza su una camera d'aria bucherellata all'inverosimile, e questi soldi che arriveranno da molo Vespucci non serviranno a evitare l'ennesimo salasso di tasse e balzelli che colpiranno i cittadini per altro contenti e felici di quella che è attualmente la cosiddetta qualità della vita nella Piccola Città. La mancanza d'acqua che il sindaco evoca come una simpatica tradizione della storia cittadina in verità è vissuta in modo meno disinvolto di quanto si voglia far credere, soprattutto in una stagione di caldo impossibile come questa. E poi c'è il contorno di cui non voglio tornare a parlare, perché tanto non c'è soluzione. Dunque ben venga questa lauta mancia per il buon comportamento di chi guida il comune: meglio di niente sospira qualcuno. Ma in questo, come in altri casi analoghi non si tratta di schierarsi o di fare il tifo, di esaltare o gufare. Basta stare ai fatti, che danno lo spunto per alcune considerazioni, da uomo della strada. La prima riguarda l'ammontare della mancia. Tanti soldi secondo gli autori dell'operazione, mica tanti per chi magari si va a leggere il bilancio dell'Autorità Portuale, e si imbatte in cifre molto consistenti a favore di altri soggetti e giudica una bazzegola quelli per un'intera città che ha nel porto anche una servitù. La seconda, riguarda l'asse preferenziale che chi governa la città ha scelto in maniera molto evidente, fin dagli esordi. E allora ci si chiede, mi chiedo, siccome i soldi non hanno colore, siccome la Piccola Città è indebitata fino al collo (vedi declassamento Moody's), perché non questuare anche altrove? Il riferimento più logico, naturale riguarda l'Enel. Chi porge la mano con il piattino non guarda in faccia a nessuno. La terza riflessione è figlia di una mia convinzione. Al di là, e compreso, il pragmatismo dei conti e il merito del sindaco di aver portato a casa dei soldi freschi, mi sembra punto o nulla grillino l'atteggiamento dei cinquestelle locali nei confronti dei cosiddetti poteri forti, in particolare di uno. E qui torno a pensare che nel mare magnum della vita politica del bel paese funzioni a meraviglia l'individuazione delle liste civiche, dei movimenti, meglio se nuovi fiammanti e strillati, per mettere insieme squadre ben assortite di politici e amministratori che, nella pratica di tutti i giorni, dietro l'etichetta accattivante del nuovo e del diverso, hanno tutte le caratteristiche delle prime seconde terze e quarte repubbliche. Ben vengano comunque questi soldini e si portino dietro tutti i buoni propositi che, purtroppo, sbattono violentemente contro gli scogli di una quotidianità che mette a dura prova la pazienza dei cittadini. Fino a qualche anno fa a stemperare gli animi oltre a le foche c'erano le mirabolanti stagioni degli eventi al Forte, al molo san Teofanio, alle Terme, a piazza Leandra e via discorrendo. Carrozzina con prole, gelato e Renzo Arbore a gratis, terza fila e Giorgio Albertazzi a gratis...; tanti spettacoli, a volte in contemporanea, tanti soldi che volavano fra le luci dei palchi sui big. Le cronache dell'oggi annunciano poco e niente. Dopo le indigestioni occorre una sana dieta. Zeru tituli sfotteva José Mourinho, e il pluriassessore D'Antò gli fa eco con zeru euri da spendere per il cartellone estivo. Oltre al monumento vivente Terranova, leggo la musica etnica, se non erro, il 24 luglio al Traiano. Saltato l'appuntamento invernale, le voci e le musiche del mare nostrum si ridurranno a un flebile suono. Si chiude un ciclo, un progetto, fra i pochi di valore nel panorama culturale della Piccola Città. Ho sempre pensato che su Civitavecchia porto del Mediterraneo e centro di riferimento delle sue etnie bisognava puntare molto. Ma in questo, come in altri miei convincimenti, sono sempre fuori orario.

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