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La Piccola Città: bollino rosso

I pochi indumenti inzuppati e come appena tolti dal cestello della lavatrice, porte dei frigoriferi a rischio scardinatura per i continui assalti a qualcosa di fresco, notti insonni a rigirarsi nei letti sauna e, per chi può permetterseli, condizionatori a tutta elica con immancabili, susseguenti torcicolli e raffreddori. È il bollino rosso. Finalmente un primato per la Piccola Città che le cronache correnti rèlegano, giorno per giorno, si può dire, ora per ora, nel disgraziato girone delle doglianze, dei lamenti, delle sconfitte e dei rammarichi.

Una situazione difficile, a rischio per gli anziani e per i bambini, portati con auto famigliari a servizio navetta-pronto soccorso nei supermercati. Vinti dalla calura, in debito d'ossigeno, come dicono gli esperti, vengono spiaggiati sui vetri dei banconi dei surgelati. Faccia all'ingiù, a guardare i pisellini Findus, le spinacine, le confezioni da sei di Magnum, per avere una tregua. È un esodo biblico, una lotta nell'accaparrarsi i posti più freddi. E, qualche volta nello sgomitare, ci scappa una bella litigata. Del resto meglio la calca sulle vetrate a custodia dei gamberoni argentini, delle umilianti file con bancomat della vicina Grecia che, sicuramente, ritornerà a nuova vita e a tuffarsi, come Paperon de' Paperoni, fra montagne di banconote grazie alla trasferta salvifica dei profeti parolai Beppe Grillo, Niki Vendola ed ex Pd, nella speranza comune che lì ci restino, e si godano fino in fondo i bagni di folla. Qui, da noi, nella Piccola Città rimangono i bagni di mare, perché se è vero che è scattato il bollino rosso di lavacri refrigeranti, magari nel lavandino, non è proprio il caso di parlare. Caldo bestia e rubinetti a secco: il massimo. Sulle cause i governanti della casa del balilla, forse perché giustamente distratti, e attratti, dalle capriole socio economiche dei cugini greci raccontano delle amene favole, ispirandosi, non a caso, a un antenato del duo fighetti Tsipras-Varoufakis: Esopo. Non so quanto contento del mio azzardato accostamento. L'acqua non c'è e non si capisce bene perché. Magari sono l'orco cattivo o la strega di Biancaneve che hanno fatto qualche buco nelle condutture, per dispetto. E, intanto, passano i giorni e le settimane e la situazione è sempre la stessa. Della sana abitudine alle cosiddette acqua minerali la Piccola Città ne ha fatto un vizio, degenerato nell'uso per bollire gli spaghetti e lavare la mesticanza; le ghirbe sono sempre pronte, da una parte, come la squadre corse delle Ferrari al cambio gomme. E poi, diciamolo, in questa infinita e logorante riproposizione dei mitici Anni Sessanta, mancavano proprio il ritorno ai serbatoi riempiti con i secchi, le file alle fontanelle, le vane chiamate alle autobotti e le gioiose sacramentazioni del rosario del calendario della tipografia Etruria con i nomi di santi e beati stampati in grande. A ripensarci, assaporando il refolo d'aria che ti colpisce la faccia all'ombra delle piante sul terrazzo, credi di aver preso un colpo di sole. Ma è un crudele gioco a rimpiattino, del cervello. Perché, quando giri la manopola del rubinetto non senti più neppure il risucchio, e poi c'è il resto che appesantisce il fardello: lo sporco, i cassonetti puzzolenti, le erbacce cresciute a livello di jungla, gli alberi e le piante dei giardinetti, rinsecchite, abbandonate come tutto il resto. Un fallimento totale. È lo stato delle cose. Le colpe, le cause: il solito virtuoso scaricabarile, nel quale per altro, i cosiddetti pentastellati (o stellari?) si dimostrano maestri. Anche perché, e questa è una mia opinione, di grillini di denominazione d'origine più o meno controllata, di nudi e puri, di senza macchia e di diversi, in questa compagine che dovrebbe in qualche modo guidare la Piccola Città, guardando ai fatti e ai comportamenti, non ce n'è né punto né nulla, o ce ne sono ben pochi. Come per le medicine e per gli alimenti dietro alle etichette suadenti a volte si nascondono insidie e effetti collaterali che fanno male. Ne sanno qualcosa osti trattori ristoratori pizzaioli che, appena ti siedi a un loro tavolo, prima di darti il menù, intonano le litanie sulla concorrenza sleale, messa in piedi dalle genialate agrituristiche alimentari con annessi mercatini a marchio cinque stelle, che gli ha desertificato le sale. Stanno sicuramente peggio gli operai del sogno infranto dello yacht Privilege-Titanic che non ha neppure avuto la sventura di andare a incocciare ad uno scoglio. Un fallimento che ha molti illustri padri, di cui si conoscono nome e cognome e professione riccamente retribuita; un ammasso di ferraccio arrugginito che probabilmente non assaggerà mai le onde del mare. Comunque la Piccola Città avrà la sua piccola soddisfazione dal gusto terribilmente amaro. Svanite, come dovevano, nel nulla le pompose pretese di diventare il luogo per la demolizione della Costa Concordia, ci si dovrà accontentare di dissaldare e accumulare le lamiere arrugginite dello yacht di Angelina Jolie e Brad Pitt.

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