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La Piccola Città: tirare a campare

Finalmente il sole che scotta, le spiagge affollate, i bagni di mare, magari una fetta di cocomero, il gelato: le vacanze in città. Ma questa spensieratezza, che la buona stagione sprigiona dalle lumache di san Giovanni fino al solleone, ogni giorno viene messa a dura prova nella Piccola Città. Neppure la lumacata, festa popolare di grande partecipazione, è riuscita bene.

Continuo passamano fra i pentoloni fumanti, collocati nel cuore di piazza Leandra, e i tavoli imbanditi in piazza Saffi: vino e canzoni. Come per le pastorelle, le mostre fotografiche della città anteguerra, un'altra iniziativa del Comune con TRC, e il ricordo indimenticabile di Alfio Insolera in perenne agitazione perché tutto riuscisse bene con due soldi e il vero volontariato, comprese le nostre presentatrici. Foro sul guscio del gustosissimo invertebrato con secca botta di forchetta, succhio profondo e delizia del sugo che invade il palato, il rito si è ripetuto altre volte, ma si è intoppato nell'edizione stellare con stecchini. Un segnale che la dice lunga sul metodo di studio dei governanti che, quando arrivano al momento dell'interrogazione, fanno scena muta o, al più balbettano, promettendo che si impegneranno di più. Tanti proclami, e un successo ottenuto dal voto popolare, che si sta rivelando, purtroppo per la Piccola Città, il solito tristo tirare a campare. Basta spostarsi sul fronte monnezza e sulla piaga HCS per averne la conferma. Passano i mesi e l'unica novità è giocare a rimpiattino fra esperti e cambiamenti del numero del conto corrente. Questa specie di ebola aziendale viene curata con i pannicelli caldi, senza nessun intervento decisivo, appunto, tirando a campare. Qualcuno, magari dei fedelissimi che esternano sui social, dirà che i governanti stanno lavorando alacremente anche se non informano i cittadini e i mezzi di comunicazione sulle grandi manovre che a me ricordano la campagna acquisti del Milan. Ma la realtà è chiara. Il re è sempre più nudo. E se il rappresentante di una delle famiglie storiche dei bancaroli, con addosso anni di tramontana tagliente, di piogge e di afa da crepare, chiede all'assessore al ramo alcuni cambiamenti ragionevoli, la risposta è sempre nelle direzione dello "stiamo studiando il problema, pensiamo di intervenire". Attenzione, il tirare a campare è un male antico che si è annidato prepotentemente nella vita quotidiana della Piccola Città, non da ora. Ma la spinta di grande, gioioso cambiamento, sulla scia del battutista genovese, in verità mai capace di reggere uno sketch di qualche minuto, di interpretare una parte in un film, di andare oltre la logorrea nei suoi monologhi urlati, questa spinta si è fermata prima del ponte delle quattro porte o della casetta del boia. Va bene così, e deve andare bene soprattutto a chi nelle cabine elettorali si inebriò del nuovo firmamento, non essendo una persona di malaffare, come ai tempi tuonò la delegata dalla lingua sciolta che, dicono, sempre più sciolta con nuovi simpatici scioglilingua leggibili, sempre sui social. Il sano principio della tolleranza, della razionalità su cui si basa la modernità di alcun stati europei non sembra mai giunto alla casa del balilla dove anche la cicca di sigaretta gettata a terra davanti al bar Giacomini è colpa del puzzone che c'era prima. Ma per me, e per fortuna per molti, è la stella polare del ragionamento costruttivo, indispensabile per governare, magari anche il maiale in campagna o la caldaia del riscaldamento. Così non collego all'attuale firmamento l'immagine eloquente, francamente scoraggiante che un breve volo di un drone, sfuggito di mano durante le riprese dall'alto di un matrimonio, ha registrato, spostandosi dalla collina la mare. È la stessa che possono raccontare i benemeriti, alacri ripulitori del poggio della Ficoncella e i gioiosi camminatori civitavecchiesi almeno per un giorno, in visita al forte Michelangelo. Liquidata la simpatica statua del marinaio e dell'infermiera, al posto della quale metteranno la copia del bando comunale per quello che verrà, si stagliano verso il cielo due monumenti di grandi dimensioni: stanno lì da tempo e, forse, ci resteranno. La collina dominata dall'albergo delle terme, l'area a ridosso del porto dallo yacht Privilege. Due simboli, due storie, almeno sembra, finite male. Perché nel tirare a campare della Piccola Città non va trascurato un elemento importante: il piagnisteo e la rimozione con la fastidiosa esibizione dei soliti incantatori di serpenti. Così non è vero che il progetto terme è accantonato. Sull'area Privilege sorgeranno nuove attività produttive; in zona Cesarini, spunta l'amico americano. Un augurio: che sia tutto vero, che vada tutto a buon fine, per chi chiede lavoro. Intanto nel programma delle manifestazioni estive compare un nuovo gioco: dopo la superata caccia al tesoro, arriva la caccia alla ciurma: intesa come equipaggi navi crociera. Quindici uomini sulla cassa del morto... e una bottiglia di rum...yoh-oh-oh....

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