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La Piccola Città: Bar Sport

piccola cittaConfesso che le mie conoscenze attuali sui luoghi in cui si parla tanto di sport si limitano alla Baccelli, viale Baccelli che, a poca distanza, propone all'attenzione del passante anche distratto lo zoccolo duro degli irriducibili frequentatori del Gruppo Ciclistico e dello storico Bar Giacomini. Appassionati, amici, habituè, perché definirli clienti sarebbe estremamente fuori luogo.

Un sopravvissuto del glorioso passato era il Circolo della Nuova Mancini al Ghetto, ma ora ci trovi l'algido, freddo e moderno Yogorino: niente a che vedere con le salette fumose e rumorose spazzate via dalla crisi e dal nuovo che, inesorabilmente, avanza. Non voglio qui rifare la storia dei bar dello sport, e guardare al passato che non c'è più. Che dire dello spettacolo che offriva la terrazza a livello della piazza del Conservatorio, popolata di appassionati nerazzurri, giornale sportivo aperto sigaretta stretta fra i denti, impegnati nell'infinito talk show calcistico che non aveva bisogno di telecamere e di conduttore? Quello che mi chiedo, è di cosa si discute nei vari bar dello sport della Piccola Città. Una risposta credo di averla. Orecchiando qua e là, sento parlare animatamente di Juve, magari di Roma e Lazio, e poi di Nibali e del povero Pantani. Credo si sia spento il sacro fuoco stracittadino, e molti non si azzardano ad avventurarsi fra gli scogli del piccolo mare dello sport che i giornali definiscono locale. Una presa d'atto, un arrendersi all'evidenza che da tanti, troppi anni, regala rare soddisfazioni, senza nessuna colpa delle migliaia di sportivi che, a tutti i livelli, praticanti, tecnici, dirigenti mandano avanti la baracca. Le cronache dello sport esaltano l'impresa della Ste.Mar. 90 che rivede la serie C, serie C di basket, dopo l'addio nella stagione 1996-1997, e dicono che è praticamente fatta per l'Asp di pallavolo che sale in serie B2. Grandi meriti, e non solo sul campo. Credo tanti sacrifici con più di un interrogativo che si presenterà dopo la giusta sbornia dei festeggiamenti. Mi vengono in mente le parole di un dirigente che, qualche anno fa, mi confessava di augurarsi un buon campionato, che avrebbe accontentato giocatori e sostenitori, perché il salto di serie con i suoi impegni organizzativi e, soprattutto, economici avrebbe mandato in frantumi il giocattolo. E qui, nel mio personale e virtuale bar dello sport, la discussione tocca il nodo della debolezza strutturale della galassia delle società delle più svariate attività sportive della Piccola Città. Ho vissuto, per simpatie familiari, l'avventura guascona, esaltante dei Pirati dell'hockey a rotelle: dai panini delle mamme, alle cozzate per raccogliere fondi, fino al salto inebriante: la massima serie, gli stranieri, le divise, i tornei all'estero, l'apoteosi in Coppa Italia e, come risultato di tanti sforzi e sacrifici personali, la fine di tutto, nel volgere di una manciata di stagioni. Comprenderete che sorga qualche amaro interrogativo. Come quando le cronache sportive dicono che il Frosinone, dopo la vittoria con il Livorno, vede la serie A, e nella stessa serie B si difende il Latina, mentre lo sguardo scorre la pagina del nostro sito TRC Giornale che parla dei portuali della Cpc, Promozione, impegnati sul campo della capolista Tolfa, e del Civitavecchia, Eccellenza, che si gioca il precipizio dell'anticamera della retrocessione a Ladispoli. C'è qualcosa che non va, e da molto tempo, e non solo per lo sport più amato dagli italiani, come le cucine Scavolini. Non ci sono i soldi, non ci sono i progetti. E magari anche qui viene riproposta la fiera dei sogni della questua ai magnati delle navi da crociera, come per i crocieristi spendaccioni Fantozzi e Filini. La scritta Msc compare, ad ogni rimessa laterale ad ogni calcio d'angolo, sui bordi del S. Paolo (che non è il nostro ospedale) in cui il grande Gonzalo esplode la sua classe (con lui avremmo vinto lo scudetto!). Ma è pur vero che il padre padrone del Napoli e dei cinepanettoni fa muovere De Sica e compagnia cantando fra cabine, ponti, piscine, col marchio Msc che si ruba tre quarti dello schermo perfino in qualche film di fantascienza e nei capodanni a Cortina da lui prodotti. E allora? Andrebbe fatta una considerazione seria, senza andare ad aprire inutili tavoli e senza demandare ai bandi il futuro di tante piccole galassie che emettono poca luce, ma continuano a pulsare nel firmamento sportivo della Piccola Città. Tante, troppe, spesso nate da inimicizie e faide interne, come per le associazioni culturali e i gruppi teatrali. A prendersi sulle spalle questo pesante e opprimente fardello dovrebbe essere il delegato allo sport Massimiliano Parla, intanto perché non viene da un altro pianeta, e poi perché mi sembra persona concreta. Un compito da far tremare i polsi, se si pensa al quadro a dir poco allarmante che proprio lui ha delineato della situazione delle strutture sportive nel nostro Diritto di Replica, del Gatto e la Volpe.

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