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La Piccola Città: Smart City

Rapidi fraseggi di prima a centrocampo, percussione centrale e gol del bomber Massimo Bruno. Così la compagine Enel ha scardinato la difesa catenacciara e lo sterile possesso palla dell'avversario con cinque stelle (più di quelle della Juve, compreso lo scherzo di calciopoli). Un'azione degna delle rasoiate con le quali il grande Gonzalo, formato Abarth, ha liquidato il diesel tedesco nel turno di Lega europea (con lui avremmo vinto lo scudetto!). Fuori di metafora calcistica, il nemico da contrastare, sempre e ovunque, a cui non chiedere niente, ha espresso la volontà di attuare il progetto di elettrificazione delle banchine del porto, ha rubato palla e gioco e vanificato una delle litanie intonate dagli studentelli di Palazzo del Pincio.

Ammesso che questa notizia abbiano avuto il modo e il tempo di leggerla, perché, i soliti ben informati, parlano di una loro partecipazione massiccia sulla collina tolfetana. Certamente non in una trattoria tipica con bruschetta, pappardelle al cinghiale, abbacchio a scottadito, ma concorrenti preparatissimi per le Olimpiadi della cultura e del talento. E di questo talento voglio parlare, prendendo spunto dalla lettura, che ho potuto fare in redazione, del Protocollo d'intesa fra l'Autorità Portuale e il Comune: la concretezza aziendale e imprenditoriale da una parte, la Fiera dei Sogni, quella del signor Mike, dall'altra. Molo Vespucci sottolinea l'esigenza di individuare nuove aree con lo sviluppo delle attività già presenti; chiede infrastrutture efficienti e potenziamento dei collegamenti di trasporto. Michele Lubrano, nella tv di qualche decennio fa, in una popolare trasmissione a difesa del cittadino, a questo punto avrebbe detto: "la domanda sorge spontanea". E io prendo a prestito questo suo vezzo per chiedere, appunto spontaneamente, se le manifestazioni con trasferte a Grosseto, alla difesa della rivendita del pecorino e del casale di Mario Rossi contro lo scampoletto autostradale verso Tarquinia rientra nel potenziamento che gli operatori industriali chiedono da quasi mezzo secolo: autostrada per Livorno, superstrada per Viterbo-Orte. Ma forse interpreto e capisco male. Gli autisti dei tir, che fanno la spola con lo scalo della Piccola Città, preferiscono l'andamento lento, il finestrino abbassato con lente boccate di fumo, ammirando il paesaggio maremmano. Tanto non gli corre appresso nessuno. Del resto una Smart City (che non è la macchinetta col motore a scatola di sardine, ma la Città Intelligente) deve muoversi sul campo dell'innovazione. E allora, si apra la bottega delle idee, si compili sul Protocollo la lista dei desideri. Quando facevo scuola, al momento di illustrare la programmazione annuale della classe, c'era sempre un insegnante che, per mostrare la sua diversità e la sua bravura, leggeva pagine di buoni propositi, per non dire di fesserie. Così nel Polesine povero degli Anni Settanta, in cui i ragazzi avevano i rammendi alle maglie e le scarpe bucate, usciva la trovata d'ingegno di una settimana bianca sulle vicine Dolomiti per chi al massimo aveva visto i colli intorno a Padova quando era andato a trovare qualche parente all'ospedale. Così nel Protocollo l'Amministrazione parla del "risorgimento" delle botteghe dell'arte, con il commercio allo stremo, le saracinesche chiuse, per non parlare delle rassicuranti notizie che giungono sul pignoramento di Edison a Hcs e con la favola degli scopini in cui il lupo si è mangiato la nonna, e basta: cassa integrazione senza se e senza ma. E poi l'Amministrazione, nella Fiera dei Sogni fatti a occhi aperti, parla di biglietto da visita della città e di incentivi per gli alberghi e i ristoranti. Ma la Smart City, che in realtà è una Piccola Città allo sbando attanagliata da una crisi paurosa, evidentemente è come quella in plastica della serie Majorette, senza buche, pulita a nuovo, con cassonetti profumati, verde lussureggiante.... con i quadricicli elettrici. A proposito dei quali vorrei segnalare che fuori della selva selvaggia del Parco della Resistenza (che non resiste più ed è prossimo alla resa) delle biciclette intelligenti ce n'è rimasto un paio, ridotto maluccio, sotto la bella tettoia. Stendo un velo sul karaoke delle bellezze del centro storico: copia incolla di interventi, citazioni, compiacimenti che fanno venire l'orticaria e dovrebbero essere ricacciati con lancio di scarti di verdure di stagione da parte dei sempre più inc..... mercatali. Perché non se ne può più di formazione di guide turistiche, creazione di itinerari per le bellezze da non perdere. Se ci sono, e ci sono, lasciatele in pace: non hanno bisogno di tanti proclami, parole senza musica, che cadono nel vuoto, ma fanno tanto piacere a chi si parla addosso e si ascolta. In fondo è questo il mondo dell'altra città, la Smart City virtuale a cinque stelle, che va serenamente verso il fallimento finanziario con il commissario che farà il lavoro sporco e i sognatori a fantasticare nelle frescure della Frasca.

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