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La Piccola Città: i ricci

piccola cittaIl mare d'inverno è il mare vero. Via lo sciame di bagnanti vocianti, l'acqua torbida e lo scirocco malsano, il sole che scotta e l'afa che attanaglia la mente. Il silenzio, i colori vividi, la trasparenza, l'impetuoso mormorio delle onde fanno del mare d'inverno un'esperienza unica, che si gusta centellinando la brezza, guardando i fondali, durante una passeggiata riva riva o qualche colpo di remi in barca, come un lenta fumata di toscano che ti porta all'abbandono dei sentimenti e al piacere più puro.

Una vecchia barca di legno, una remata a remi incrociati in avanti, per guadagnare le scogliere. Una lunga canna, spaccata in cima con un pezzo di sughero in mezzo. È lo strumento, primitivo e efficace, per catturare i ricci, quelli pieni, vividi del rosso corallino o del giallo ocra. E poi la ricciata, a riva. Alcuni colpi secchi col coltello per aprire questa castagna di mare, questo piccolo forziere acuminato, di nero splendente. Una rapida pulitura, una profonda succhiata alla lanterna di Aristotele con il mare che ti entra in bocca con il suo sapore intenso, più e meglio di ogni pacchiana ostrica alla moda, e poi il pane, tanto pane. E il vino, il vinello bianco frizzantino, e tanto parlare. A volte, in casa, il rito iniziava con un'entrée di consommè che aveva lo scopo di vivificare le papille gustative. Il cumulo di gusci, sulla spiaggia, in riva al mare, era il segnale che la festa era finita, ma non lo stare insieme. Le stesse scogliere, che ogni anno, di questi tempi vengono prese d'assalto dai disperati che dalla Puglia tentano di mettere insieme un po' di euro con il contrabbando, quelle stesse scogliere rievocano ricordi poco piacevoli, di ansia e di rabbia. L'asciugamano bianco sulle spalle, la canottiera, costume e calzoncini corti, gli zoccoli rumorosi da sbattere regolarmente sui talloni: era questo l'andare a fare il bagno. Ma quale olio solare o crema di protezione, accappatoio, cappello con visiera e tutto il resto con firme e svolazzi! A piedi dal centro, dal Mercato, da piazza Calamatta, dalla Terza Strada raggiungevi il Turchetto, dopo la darsena, e poi a piedi fino all'Aurelia, a Grotturelia, allo scalo per non pagare, meno all'Ideale dove il biglietto era troppo caro. E gli scogli dei tuffi riservavano, purtroppo, brutte sorprese. Non c'erano i sandali di plastica, si andava a piedi nudi e, quando c'era un po' di mare, per aggrapparsi agli scogli e risalire a riva, capitava di affrontare le spine dei ricci. Un brutto momento, una giornata rovinata. Raffaelina a Grotturelia ti dava la spilla, l'alcol e un po' di cotone, e poi iniziava una lunga, dolorosa operazione chirurgica, e se le spine erano penetrate a fondo, la storia non finiva lì. Mani esperte si prestavano, e il sollievo era grande: una liberazione quando l'ultima punta usciva dalla carne. È tempo di ricci nella Piccola Città, ma non credo di festose ricciate, se ce ne sono ancora. Dei ricci nascosti fra gli scogli, che entrano nella carne e fanno male, e non escono neppure con le abili mosse del più paziente, improvvisato chirurgo. Le spine si chiamano: fallimento prossimo venturo del Comune, una causa pirandelliana fra due aziende dello stesso Comune, licenziamenti nel settore del movimento delle auto nel porto con buona pace dei proclami per le spedizioni a quattro ruote verso la statua della libertà; che si chiamano tempesta cosmica che sta investendo il cielo stellato, sempre più meteoritico. E sì, perché qualcuno, che magari si è stancato di stare sui libri a studiare con la sola soddisfazione del pappagallo sulla spalla che ripete: "Tutti ladri", qualcuno si è accorto del porto. E magari ha preso per un orecchio il primo cittadino, suo convivente nell'avventura astrale e gli ha spostato la testa verso qualcosa che non ha voluto vedere o assaggiare: come l'olio di fegato di merluzzo. La stella fra le stelle ha semplicemente visto quello che c'è da vedere e ha detto al suo sole, parole sue, non mie, a scanso di querela, "il porto sembra una città a parte nella città di Civitavecchia e quanto è situato fuori delle sue mura non sembra interessare all'Autorità Portuale". Che significa in parole sue, non mie, a scanso di querela, che il sindaco non deve inserire il nome del presidente uscente nella terna per il nuovo incarico. Ira del sindaco, che ha lanciato libri e vocabolari per terra, ed è sbottato in un lungo pianto con singhiozzi per il colpo basso dell'asteroide: guai a mettere le mani lì; se ti vedo te le taglio! E invece, qualcosa si muove. Perché studiare troppo fa male, e poi lo studio a paroletta, non serve a niente. Intanto c'è chi s'è fatto due conti e ha avvertito la Piccola Città, ancora intorpidita dall'avvento dei masanielli, che, fra qualche settimana, come tanti negozi, anche il Comune può tirare giù la saracinesca: vendesi, affittasi. E sì perché le entrate, parole di esperti, sono diminuite del 38% e le spese sono aumentate: non quelle degli orchi che c'erano prima, ma quelle correnti. E allora o nuove tasse o trovarsi un altro mestiere.
PS. La perdita d'acqua sotto casa mia con conseguente voragine, divenuta cratere, compie oggi sei mesi, giorno più giorno meno.

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