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La Piccola Città

La Piccola Città: la sorpresa

Natale ar sole e Pasqua ar tizzone. Il detto si conferma con lo scirocco malsano e la pioggia del sabato, e la scampagnata di pasquetta che dovrebbe andare meglio. Ma è il marzo pazzerello un po' in ritardo: la primavera. Della sua festa pagana si è sempre nutrita la tradizione cristiana. Basti pensare ai sepolcri e ai germogli di grano, alla colazione della mattina di Pasqua che ha dovuto lasciare il campo a rituali più moderni e adatti alle giovani generazioni, che magari si levano dal comodo giaciglio, dopo una notte al pub, giusto in tempo per una doccia e per il successivo atto di presenza a tavola.

La Piccola Città: comparse

Quando un signore lei non sa chi sono io, un bel po' frustrato e con il distintivo della civitavecchiesità sul suo doppiopetto marinaro aggredì il regista Ettore Scola, perché si era permesso di offendere la città e i cittadini con il suo film "Che ora è?", molto laconicamente Scola, che in verità, per averlo conosciuto, non è una persona facile, ma che è un grande uomo di cultura ben distante dalla paccottiglia di cui sopra, rispose che per il suo film, girato dal primo all'ultimo ciak a Civitavecchia, aveva cercato una località che avesse un porto, un lungomare, una caserma: niente di più. A lui sarebbe andata bene New York come Genova e, appunto, Civitavecchia.

La Piccola Città: Imodium

Vivo da anni a stretto contatto, prima di macchine da scrivere, ora di tastiere, con amici che, come me, subiscono le strane bizze che il cervello trasmette agli organi periferici collocati dall'ombelico in giù e dallo strumento esplosivo in su. Un carattere troppo sensibile, un'attenzione esagerata alle persone e alle cose, il lavoro e le responsabilità affrontate senza il dono di una sana nonchalance ti costringono a rapide corse alle isole dove abbandonare le tue viscere al loro, e al tuo, infausto destino.

La Piccola Città: Ludopatia

Ho sempre ammirato i giocatori, quelli veri che, sigaretta all'angolo della bocca, occhi socchiusi, quasi senza respirare, stringono nella destra un ventaglio di carte, lanciano con un gesto secco i dadi, danno il colpo di spalla alla stecca che spinge la palla sul tappeto verde del biliardo, e sul panno verde delle puntate della roulette spostano all'ultimo istante le fiches multicolori.

La Piccola Città: ballando ballando

Mentre le folate del vento di tramontana hanno sbaraccato e, finalmente, ripulito l'orrenda copertura del mercato della fu palmetta di piazza Regina Margherita; mentre si consolida la storia secolare della Piccola Città aperta all'ospitalità dei forestieri, e dopo le comunità torresi e pozzolane, umbro-marchigiane, abruzzesi e sarde, si aggiunge quella rumena; e mentre si è installato il baraccone da luna park per il tiro al bersaglio con vincita di bambolina contro l'orso presidente autorità portuale che, a ogni colpo centrato, alza le braccia e emette un lacerante suono; e magari i comunali rimandano lo sciopero, e l'assessore anche allo sviluppo studia le mimose. Mentre succede tutto questo, e altro, si chiude, senza neppure una lacrimazione, la parabola della Madonna del Tar.

La Piccola Città: i ricci

piccola cittaIl mare d'inverno è il mare vero. Via lo sciame di bagnanti vocianti, l'acqua torbida e lo scirocco malsano, il sole che scotta e l'afa che attanaglia la mente. Il silenzio, i colori vividi, la trasparenza, l'impetuoso mormorio delle onde fanno del mare d'inverno un'esperienza unica, che si gusta centellinando la brezza, guardando i fondali, durante una passeggiata riva riva o qualche colpo di remi in barca, come un lenta fumata di toscano che ti porta all'abbandono dei sentimenti e al piacere più puro.

La Piccola Città: le Ceneri

Mi sarei volentieri crogiolato nel torpore di gioia e felicità che, fra tanto gelo, ha saputo trasmettere con i suoi coriandoli e le stelle filanti Io Faro Carnevale, ma mi sono imbattuto con l'amico Francesco in un articolo della stampa locale del 1960 che recitava così: "Civitavecchia la più povera della Provincia di Roma". Così con le Ceneri sono entrato in piena quaresima mentale.

La Piccola Città: default

Prima dell'inizio del film in programmazione, alla Sala Buonarroti, in un cinema come si deve: pulito, riscaldato, spazioso e, soprattutto, con un pubblico competente che sceglie e non entra per abbonamento o gratis secondo la deriva cittadina; ai Salesiani - dicevo - compare sullo schermo una sigla coloratissima con palle rotanti, musica di sottofondo molto forte e la voce che invita gli spettatori ad un comportamento adatto all'occasione. In americano, con sottotitoli italiani. Questo per dire della colonizzazione, anche linguistica, che va ben oltre le altre nazioni europee.

La Piccola Città: la Madonnina

La Medjugorje del bel paese era lì, a portata di mano, ma la grande occasione di un boom turistico miracolaro è volata via, come il palloncino che sfugge di mano al bambino alla sagra del paese, e diventa irraggiungibile e beffardo. Così, dopo la lunga stagione dei fasti televisivi e sulla carta stampata di ogni genere e tipo, la madonnina che piangeva sangue, la statuina triste, stampata in serie, è piano piano tornata al suo gracile destino: non una star, protagonista di un solo film popolare, dal successo fatuo, di un'unica stagione, e poi tornata nei ranghi, dimenticata.

La Piccola Città: la Marina

Sfogliando con l'amico Francesco Cristini le pagine della cronaca locale di cinquantacinque anni fa mi sono fermato a guardare, non senza emozione, la foto puntinata e sgranata di un gruppo di bagnanti alla Marina. Un ricordo vivo per quel mozzico di spiaggetta granulosa e ripida, fra la piscina, racchiusa nel suo guscio esclusivo, e l'antemurale con le gru in movimento e le canne dei pescatori in continua altalena.

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