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La Piccola Città

La Piccola Città: effetti collaterali

Se ti capita di aprire il piccolo lenzuolo, scritto a lettere minuscole che, nove volte su dieci, s'incastra con il contenitore delle pillole che ti aiutano a risolvere un mal di testa, a abbassare la pressione, a combattere l'insonnia...; se ti capita, nove volte su dieci, l'attenzione è rivolta al cantico dedicato agli effetti collaterali. Li leggi, saresti tentato di sputare la pillola, ma poi ringrazi con tutto il cuore chi ha creato la miscela contenuta nella sferetta bianca. Meglio stare al gioco, per tirare a campare. Di effetti collaterali nel lenzuolone che ricopre da anni la Piccola Città ce ne sono molti, e si fanno sentire: un po' come il mal di pancia da antibiotici.

La Piccola Città: le banane

Macchine nuove fiammanti cariche di banane e ananas. Un via vai continuo sulle banchine del porto. Altro che Io Faro carnevale. Stelle filanti e coriandoli per una festa che riempie di speranza. È un po' come stringere la sciarpa, tirare fino in fondo il sigaro in bocca e accelerare il passo e affrontare con spensieratezza una giornata fredda, di tramontana.

La Piccola Città: la Principessa

Nessun equivoco. Non è un coccodrillo, come è definito in gergo giornalistico il ricordo di un personaggio appena scomparso, e neppure un tributo al bel tempo che fu. La Principessa, che ci ha appena lasciato, merita molto di più. La sua vitalità, la sua forza, nonostante le avversità, la sua gioia di vivere fra la sua popolosa nidiata dovrebbe aiutare a far riflettere tanti, troppi abitatori della Piccola Città.

La Piccola Città: i facchini

Viaggiatori, mercanti, turisti, pellegrini, artisti e scrittori, che nell'Ottocento sbarcavano a Civitavecchia nei loro diari, nelle note di viaggio, nella minuta corrispondenza ricordavano l'impatto con il termitaio dei portefaix: i facchini. Un vero e proprio assalto, una gara fra questi contadini che avevano spostato le loro braccia possenti, e la loro disperazione, dalla desolazione delle campagne sulle spoglie banchine del porto della Piccola Città, in attesa dell'arrivo dei paquebot, dei battelli a vapore.

La Piccola Città: SMS

Per non sembrare "retro", come dicono i ragazzi, mi adeguo. Così al posto della letterina di natale, quella con i brillantini dorati che facevano da corona alla natività, invio alcuni messaggini, appunto SMS, qua e là con lo spirito giusto: quello della bontà che si respira, nonostante tutto, in questo lungo periodo di feste. Al pranzo di natale noi bambini mettevamo sotto il piatto del papà la nostra letterina, che veniva scoperta con malcelata sorpresa, e premiata con la mancetta, dopo la tradizionale lettura ad alta voce, in piedi sulla sedia, davanti a tutti i commensali, pronti a immergere il cucchiaio nel brodo, di cappone, ancora fumante.

La Piccola Città: il tormentone

Nel teatro leggero, nell'avanspettacolo, il tormentone è lo strumento micidiale, di grande mestiere, con cui il comico con l'aiuto della spalla, fa scattare l'applauso e, soprattutto, scatena le risate del pubblico, che lo aspetta con ansia, per liberare la propria voglia di vivere. È la ripetizione ossessiva di una battuta, magari di un nome volutamente storpiato (vedi l'irraggiungibile Totò), di una parola che è poi entrata nel linguaggio comune (vedi il "vieni avanti cretino" dei fratelli De Rege-Walter Chiari Carlo Campanini, l'"eqquequà" di Peppino, e il "soprassediamo" di Franco e Ciccio) e, andando ai tempi più grevi di oggi, il "fatti li cazzi tua" del Razzi del prevedibile juke box della verve crozzesca.

La Piccola Città: migrazioni

Mentre nel cielo, spazzato dai venti autunnali, continuano a dispiegare le ali gabbiani, cornacchie, corvi, tordi, piccioni e tortore, passeretti obesi e con colesterolo e trigliceridi alle stelle per le libagioni da monnezza abbondante che offre a piene mani la Piccola Città, da qualche giorno si nota nel cielo un fenomeno nuovo. Binocoli, teleobiettivi di appassionati voyeurs, senza dimenticare gli osservatori degli osservatori a cinquestelle, assitono alle migrazioni di nuove specie.

La Piccola Città: la puttana sincera

Prendo a prestito il titolo di un sonetto del Belli, che racchiude il significato vero di un'atmosfera pre-natalizia che, invece dell'odore dolciastro dei biscottini, sa del tanfo ammorbante che emana la polemica farsesca sulle luminarie delle sante feste prossime venture. Intanto c'è da dire che con l'aria micragnosa che tira, non solo nella Piccola Città, neppure la mitica Sojuz riuscirebbe non dico a mettere in orbita, ma magari a sollevare un po' i consumi.

La Piccola Città: la Madonna del Tar

Un nuovo culto, meno prorompente e lontano dal voyeurismo delle gazzette e delle tv mondiali come fu quello per la Madonnina dalle lacrime di sangue; ma non per questo meno sentito, che riporta agli albori del cristianesimo, all'epoca delle catacombe e dei martiri. Nella Piccola Città si sta diffondendo questa fede profonda nella Madonna del Tar.

La Piccola Città: la zuppa di pesce

Quando la petite troupe di stendhaliani francesi, che il 27 luglio 1924 partecipò alla giornata di celebrazioni di Civitavecchia in onore del console-scrittore, andò alla ricerca della fameuse soupe au poisson, nella célèbre osteria di Camporsino dei tempi di Stendhal, la sua curiosità fu soddisfatta. Eugéne Marsan, nel suo prezioso "Stendhal célébré a Civitavecchia", ricorda un banchetto indimenticabile, in un'atmosfera ottocentesca.

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