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La Piccola Città

La Piccola Città: mericani

La domanda mi è sorta spontanea nel breve briefing dell'ora del pranzo. Notare l'adeguamento terminologico mericano che fa tanto moderni e istruiti. Fra una forchettata e l'altra, quando telefonini e telefono fisso lo permettono, in famiglia provo a scambiarse qualche impressione sull'attualità. E, tornando alla domanda, sapere dal figliolo perché la squadra di Maurizio non vince più. Risposta rapida veloce, come il vento: "semplice, non giocano più gli americani". Come dire che senza l'aiutino non si va da nessuna parte. Non sto qui a proporre un pistolotto pseudo leghista e, tanto meno, dell'italietta autarchica in orbace a cinquestelle, ma è pur vero che, come per le botteghe, anche lo sport di un tempo è inesorabilmente spazzato via dalla globalizzazione.

La Piccola Città: le frittelle

Rigonfie, invitanti con il loro color marrone sigaro toscano, la forma irregolare, e profumate. Non ho resistito: con le solite ciabattine, perché, dicono, la mollica fa male, mi sono regalato, al forno sotto casa, un po' di frittelle, quelle di san Giuseppe. Alla fine, ne ho mangiata solo una, lentamente con le narici spalancate e le papille gustative a mille, perché a casa dicono che i fritti fanno male. Meglio di niente.

La Piccola Città: polpi e murene

piccola cittaNon credo ci sia bisogno di un economista e, tanto meno, di un sociologo per qualche considerazione sui cambiamenti da capogiro e le diversità fra generazioni di questi ultimi decenni. Attenzione, mi fermo qui, torno a volare basso, rasoterra, e rimango nella Piccola Città. Per dire cosa? Che questo è proprio un altro mondo. Non sto qui a rivangare la litania dei giovani sempre attaccati al telefonino, alla play station, al computer, perché va bene così, è un segno dei tempi. Noi non stavamo sempre attaccati alle palline, non facevamo notte a dare calci a un pallone sgonfio? Quello che, in questi giorni, mi ha colpito, e con me l'amico Francesco, è stata la lettura dell'"Antimurale", il periodico indipendente d'inizio Anni Sessanta, diretto da Espartero Melchiorri, zì Espartero.

La Piccola Città: palme & banani

piccola cittaLa linea del caffè, del caffè concentrato, del caffè forte degli scandali che sale su su per l'Italia. E la linea della palma che la segue verso nord. È la metafora usata dal dottor Brescianelli con il suo amico, il capitano Bellodi, protagonista de "Il giorno della civetta". Più che una profezia, una lettura corretta della storia del Bel Paese e della diffusione della mafia e del malaffare che l'eretico Leonardo Sciascia fece all'inizio degli Anni Sessanta e che viene in mente in una rilettura in chiave scherzosa della contrastata vicenda di palme e banani in piazza del Duomo, made in Starbucks: quelli della ciofeca a stelle e strisce che vogliono toglierci il gusto della nera febbre dell'espresso.

La Piccola Città: Io faro

Storia delle tradizioni popolari all'Università, facoltà di Lettere e Filosofia, era un esame complementare, per niente semplice e, per la mia esperienza personale, molto interessante e ricco di sorprese. Fra queste, leggendo e studiando l'opera, così si diceva allora, dell'etnologo siciliano Giuseppe Pitrè, le fiabe e le novelle dell'800, ci fu la scoperta che il Giuccamatto di cui mi raccontava le storie mia nonna da bambino era il Giufà della tradizione orale popolare siciliana.

La Piccola Città: S. Gordiano

piccola cittaUn pernacchio spontaneo e da far azzerare la salivazione, far uscire contemporaneamente tonsille faringe e magari un po' di coratella, mi viene quando percorro con la mia macchinina le strade di S. Gordiano. Ho già fatto la via crucis di Campo dell'Oro e completo la penitenza nell'affrontare ogni sorta di buche, avvallamenti, strati di ghiaia e di bitume, un appiccicaticcio demenziale, neppure da paragonare alla classica pezza o toppa al culo degli anni che furono. E, dunque, magari leggiucchiando questa rubrica, o magari avvertiti, gli organi competenti si sono mossi.

La Piccola Città: piazzale Virginia

piccola cittaPare che, in questi giorni, ci sia l'inaugurazione con dedica di una nuova via, strada, a ricordo di una persona di grande spessore, oggi si dice così, che si è battuta fino al sacrificio per i suoi ideali. E, pare, che questa nuova via, strada, in verità, non sia altro che una specie di scapicollo in cui sia materialmente impossibile mettere su la cerimonia dello scoprimento della targa con apposita palina di sostegno. In un primo momento, pare, si era pensato di ridure all'osso il numero dei partecipanti: un po' come in certi matrimoni in cui si è obbligati a risparmiare, e ci si riduce ai parenti più stretti.

La Piccola Città: 2x1

Ah, i bei tempi andati. Di quando andavi a fare la spesa dal pizzicarolo e ti mettevi in fila davanti al bancone di marmo bianco, sempre troppo alto, e guardavi i nastri decorativi delle carte moschicide con i cadaveri appesi lì da chissà quanto tempo. I bei tempi, delle chiacchiere, dei pettegolezzi delle donne con la borsa della spesa, di quelle di finta pelle intrecciata. E il sor Nando, magari Agostino che rispondevano, sempre, con un "nun se preoccupi sora Rosa, è tutta robba fresca" alla domanda delle tante massaie che chiedevano il taglio buono, le uova di giornata. E, magari, a qualche prediletta procace donna di casa toccava il premio del bottegaio che si sporgeva dal bancone con il pezzetto di formaggio, l'olivetta da far assaggiare, qualche volta da accompagnare fra le labbra irrossettate e, perché no, frementi di sana libidine.

La Piccola Città: Lucia

piccola citta"Alzatevi," disse l'innominato a Lucia, andandole vicino. Ma Lucia, a cui il picchiare, l'aprire, il comparir di quell'uomo, le sue parole, avevan messo un nuovo spavento nell'animo spaventato, stava più che mai raggomitolata nel cantuccio, col viso nascosto tra le mani, e non muovendosi, se non che tremava tutta. "Alzatevi, ché non voglio farvi del male... posso farvi del bene," ripetè il signore... "Alzatevi!".... Trascrivo uno dei passi salienti, si diceva così, dell'incontro fra Lucia e l'innominato dalla pagina 397 dei "Promessi sposi" con il magistrale commento critico di Luigi Russo nell'edizione della mitica, esemplare casa editrice fiorentina La Nuova Italia, che ancora conservo dai tempi del liceo. Questo, almeno per me, era il motivo per cui valeva la pena studiare, apprendere, conoscere e gustare con piacere i semi e i frutti della cultura.

La Piccola Città: pompieri

Il pompiere con l'elmetto sulla scala che toglie il drappo che copre la lapide in ricordo del console Stendhal a Largo Plebiscito, e ancora quello che sempre sulla scala depone la corona di fiori sulla statua della Madonna di largo d'Ardia. Due immagini delle tante che accompagnano il ricordo vivo di questi servitori dello stato, taciturni e silenziosi che trovi alle prese con il gattino intrappolato, con la vecchietta bloccata nell'ascensore e poi nelle emergenze: gli incendi, gli incidenti stradali e sul lavoro, quando non basta issarsi su una scala e ci vuole coraggio, tanto coraggio.

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