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La Piccola Città

La Piccola Città: cronaca vera

Se andavi dal barbiere, dovevi mettere nel conto lunghe attese. Magari ti capitava chi, oltre al taglio di capelli lungo e accurato con ripetuta visione dello specchio, si sottoponeva all'arte del rasoio. Barba e capelli. Una disdetta. Ma è anche vero che, qualche tempo fa, la pazienza e la comprensione erano doti abbastanza comuni, e che, anche se le ventiquattrore erano sempre quelle, venivano vissute come se fossero trentasei o quarantotto. Tempi lenti, spostamenti a piedi e, più lontano, in bicicletta. Non a caso i treni erano accelerati e il caffè del bar era espresso perché non seguiva il lungo rito della caffettiera napoletana.

La Piccola Città: pirati

Tu vai al Pirgo. Non quello delle pagodine, delle passerelle, della dame col cappellino, della Roma bene in vacanza. Non più quello, che non c'è più da quasi un secolo. E neppure quello rabberciato alla meglio degli anni del boom. Ma quello popolare, dei giorni nostri: della spiaggia che i morsi delle mareggiate si stanno portando via, delle arcate in metallo che la ruggine se le porta via, e via discorrendo. Ma rimangono, nonostante tutto, le famiglie della spiaggia libera, in città.

La Piccola Citta: il Palio di Siena

piccola cittaUna volta c'era il bagnetto della domenica, magari davanti alla stufa economica a pieno regime, in cucina, dentro un gettacqua di zinco. A casa mia ora c'è il sabato delle pulizie. Il giorno, l'orario, ovviamente, li ha decisi Loretta, la signora, ovviamente rumena, che viene da noi da tanti anni. E, a casa mia, il sabato mattina, c'è un preciso codice di comportamento da suguire. Alzarsi molto presto per non farsi trovare in ciabbatte da Loretta, sgombrare il campo per facilitare le operazioni della suddetta, non intralciare il dispiegamento di mezzi necassari per le pulizie.

La Piccola Città: er cammello

Un thermos di latta, un passamano intorno al fusto da cui si innalzavano le lingue di fuoco delle tavolette che crepitavano festosamente, e diffondevano un po' di tepore, nella prima mattina fredda, quando il sole cominciava a fare capolino. Il caffè bollente nel bicchiere del thermos che passava di mano in mano con il vapore che si disperdeva davanti alle facce ancora assonnate. I baschi in testa, le mani a cercarsi per un po' di calore, gli scarponi con le bollette che battevano il terreno. Un lungo sorso, sonoro, e poi la sigaretta, la prima sigaretta, prima di arrampicarsi sulle impalcature di legno, avviare la molazza, distribuire i materiali. Il cantiere, dopo quella prima, salutare sigaretta, poteva riprendere a vivere, per una lunga giornata di fatica, accompagnata dagli sfottò e da qualche stornello, cantato a squarciagola.

La Piccola Città: Peppuccio

Gli incontri casuali con persone che non vedi da tempo hanno il pregio che la cerimonia della sorpresa, lo scambio di notizie, magari l'abbraccio fraterno e sincero si concludono in pochi minuti. C'è un treno in partenza, amici con cui ricongiungersi, magari c'è da rimettersi in fila per un biglietto o per pagare un ticket. Ci si promette una telefonata, un rivediamoci. Chissà. Alla prossima. Rimane la piacevole sensazione della sorpresa, mentre riemergono i ricordi, quelli tutti tuoi, nella breve spiegazione che devi a chi ti sta a fianco, e ti chiede: "Ma chi era?".

La Piccola Città: Ussita

piccola cittaLe emozioni, i sentimenti, le debolezze con gli anni prendono il sopravvento. Incontrollate e incontrollabili ti travolgono con il patrimonio personale dei ricordi, della memoria che ha pazientemente archiviato i file di una vita. Così mi è capitato di commuovermi, fino alle lacrime, guardando le immagini del terremoto, dei terremoti che non danno tregua. Come in guerra, sotto le bombe. Come la Piccola Città sfigurata dai bombardamenti, come i suoi abitatori schiantati, smarriti fra la polvere e le macerie con addosso solo qualche straccio e la paura, il terrore che non li ha abbandonati per anni.

La Piccola Città: Afghanistan

Ricorrere al ricordo, al passato, anche recente, può sembrare una ricerca stucchevole di quello che non c'è più. Ma che male c'è se la cronaca corrente ti fa scattare un lampo, un "ma guarda un po'!", che ti riporta a un già visto. Che c'entra, dunque, l'Afghanistan con la Piccola Città. C'è un nuovo gemellaggio, combinato da qualche associazione? No. È un riferimento personale ad uno dei tanti gloriosi servizi sul campo dell'epoca Santoro.

La Piccola Città: ceneri

piccola citta"Oh, cazzo, scusami, è tutta colpa del vento". Walter, reduce dal Vietnam ancora ossessionato dalla guerra, fanatico convertito all'ebraismo, pronto a puntare la pistola contro chiunque, si rivolge a Drugo, il grande Lebowski, amico inseparabile di boowling che vive alla giornata con regolare spinello e white russian, spesso in ciabatte e accappatoio. Lo scorbutico Walter ha appena combinato un bel guaio, le ceneri dell'altro amico di gioco, lo stralunato Donny morto prematuramente, hanno letteralmente ricoperto lui e l'incazzatissimo Drugo.

La Piccola Città: saluti e baci

piccola cittaSaluti e baci si leggeva sulle cartoline d'un tempo. Chissà se si usa lo stesso linguaggio con gli sms. Comunque sia, la Piccola Città, almeno per ora, è ai saluti e ai baci. Va in vacanza? Si prende una pausa si riflessione? Chiude per ristrutturazione? È in partenza come tanti fuggiaschi verso il paradisetto a buon mercato di Tenerife? Si riposa in vista della lussureggiante estate civitavecchiese che promette pesce fritto e fuochi a volontà? Questo mio è un avviso, come quelli dell'Enel quando stacca la corrente, un'avvertenza per gli utenti della Piccola Città, perché, magari, non si facciano prendere da strani pensieri.

La Piccola Città: l'assedio

piccola cittaQuando la domenica notte, magari dopo una fiacca partita del campionato europeo di Francia, dà la mano a un lunedì colazione redazione pranzo redazione cena terrazzo per evitare il pallone in tv con Cristiano Ronaldo sbaglia rigori, vinto dalla noia del tutti dietro palla avanti e pedalare. E quando il martedì non è che si presenti in abitino della festa con mazzolino di mughetti e corona d'uccelletti canterini, ogni occasione è buona per evadere, anche per un incontro di gruppo non meglio specificato. Luogo, la Calata.

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