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La Piccola Città

La Piccola Città: pompieri

piccola cittaIl pompiere con l'elmetto sulla scala che toglie il drappo che copre la lapide in ricordo del console Stendhal a Largo Plebiscito, e ancora quello che sempre sulla scala depone la corona di fiori sulla statua della Madonna di largo d'Ardia. Due immagini delle tante che accompagnano il ricordo vivo di questi servitori dello stato, taciturni e silenziosi che trovi alle prese con il gattino intrappolato, con la vecchietta bloccata nell'ascensore e poi nelle emergenze: gli incendi, gli incidenti stradali e sul lavoro, quando non basta issarsi su una scala e ci vuole coraggio, tanto coraggio.

La Piccola Città: 100

piccola cittaE sì, zitta zitta, locca locca, la Piccola Città è centenaria, nel senso che è arrivata al centesimo appuntamento domenicale con i mostruosamente tanti, fedeli lettori del TRC giornale online. Voi vi chiederete, e io mi chiedo: come sta questa Piccola Città, come se la passano i suoi abitatori che da poco hanno superato la soglia del 2017? Avrei voluto celebrare questo anniversarietto rispondendo: "un trionfo, bene bene bene, che meglio non si può". E, invece, manco per niente. È rimasta la stessa tristezza e la rabbia per i "pizzini", i foglietti con le indicazioni dei negozi del nuovo mercato coperto, dell'esordio di questa rubrichetta della domenica, il 21 settembre 2014.

La Piccola Città: gelo

Tutte le fortune. Mettete il mare. Habemus. Mettete la campagna. Habemus. Mettete la collina. Habemus. E metteteci pure queste giornate d'inizio anno spazzolate ad arte dalla nostra tramontana. E potrete dire con orgoglio: il gelo, la montagna. Habemus. E mica qualche pozzangheretta ghiacciata. No. Le piste da sci: proprio quelle, e senza nessuna difficoltà di disegnarle come per la Coppa del Mondo, perché vanto della Piccola Città, dalla cintola in su, dalla cosiddetta mediana in su, sono le strade disegnate come tornanti. Mancano, è vero, le porte, quelle delle gare ufficiali, ma il percorso a zig zag ricalca quello dello slalom gigante, e in alcuni tratti, vedi via don Milani-san Liborio la genialità urbanistica ha perfino realizzato una suggestiva pista da bob.

La Piccola Città: vacanze romane

piccola cittaTu metti, magari guancia a guancia per un selfie, un cinese un nigeriano uno svedese, e va da sé che si tratta di tre persone di origine diversa. Eppure, sui banchi del liceo, si distingueva benissimo l'autoctono civitavecchiese dall'immigrato a ore, di lezione, che scendeva con la corriera da Tolfa o Allumiere. Ma, a parte qualche sciocco bee pecorellesco, eravamo tutti insieme appassionatamente e scanzonatamente a divertirci fra versioni, correzioni, interrogazioni.

La Piccola Città: la farina

piccola cittaSe sei riuscito ad abituare amici e parenti che del tuo compleanno, e tanto meno del tuo onomastico, dell'anniversario di matrimonio, importa poco o nulla, e preferisci festeggiare quando ti va a genio, ci sono scadenze a cui non riesci proprio a sottrarti. Le feste comandate. Così cerchi di resistere in qualche modo, ma non puoi sfuggire all'onda mediatica che ti assale, e non ti molla, da fine novembre alla befana.

La Piccola Città: condominio

Sempre di corsa, ma sempre gentile, e con la battuta pronta. La signora Antonella, la incontro spesso all'ascensore: la nipote da accompagnare a danza, l'altra nipote a nuoto, il cane Black, che è nero di suo, per la passeggiatina, il pane per gli sposi, come li chiama lei. Antonella va sempre a passo di carica, sbuffa e si lamenta un po', ma non puo fare a meno di questi impegni umanitari. E lei, che abita in un altro quartiere, non disdegna qualche freccatina al nostro condominio. E, così, l'altro giorno, carica di borse del supermercato, se l'è presa, giustamente, con l'incuria di chi usa l'ascensore.

La Piccola Città: cronaca vera

Se andavi dal barbiere, dovevi mettere nel conto lunghe attese. Magari ti capitava chi, oltre al taglio di capelli lungo e accurato con ripetuta visione dello specchio, si sottoponeva all'arte del rasoio. Barba e capelli. Una disdetta. Ma è anche vero che, qualche tempo fa, la pazienza e la comprensione erano doti abbastanza comuni, e che, anche se le ventiquattrore erano sempre quelle, venivano vissute come se fossero trentasei o quarantotto. Tempi lenti, spostamenti a piedi e, più lontano, in bicicletta. Non a caso i treni erano accelerati e il caffè del bar era espresso perché non seguiva il lungo rito della caffettiera napoletana.

La Piccola Città: pirati

Tu vai al Pirgo. Non quello delle pagodine, delle passerelle, della dame col cappellino, della Roma bene in vacanza. Non più quello, che non c'è più da quasi un secolo. E neppure quello rabberciato alla meglio degli anni del boom. Ma quello popolare, dei giorni nostri: della spiaggia che i morsi delle mareggiate si stanno portando via, delle arcate in metallo che la ruggine se le porta via, e via discorrendo. Ma rimangono, nonostante tutto, le famiglie della spiaggia libera, in città.

La Piccola Citta: il Palio di Siena

piccola cittaUna volta c'era il bagnetto della domenica, magari davanti alla stufa economica a pieno regime, in cucina, dentro un gettacqua di zinco. A casa mia ora c'è il sabato delle pulizie. Il giorno, l'orario, ovviamente, li ha decisi Loretta, la signora, ovviamente rumena, che viene da noi da tanti anni. E, a casa mia, il sabato mattina, c'è un preciso codice di comportamento da suguire. Alzarsi molto presto per non farsi trovare in ciabbatte da Loretta, sgombrare il campo per facilitare le operazioni della suddetta, non intralciare il dispiegamento di mezzi necassari per le pulizie.

La Piccola Città: er cammello

Un thermos di latta, un passamano intorno al fusto da cui si innalzavano le lingue di fuoco delle tavolette che crepitavano festosamente, e diffondevano un po' di tepore, nella prima mattina fredda, quando il sole cominciava a fare capolino. Il caffè bollente nel bicchiere del thermos che passava di mano in mano con il vapore che si disperdeva davanti alle facce ancora assonnate. I baschi in testa, le mani a cercarsi per un po' di calore, gli scarponi con le bollette che battevano il terreno. Un lungo sorso, sonoro, e poi la sigaretta, la prima sigaretta, prima di arrampicarsi sulle impalcature di legno, avviare la molazza, distribuire i materiali. Il cantiere, dopo quella prima, salutare sigaretta, poteva riprendere a vivere, per una lunga giornata di fatica, accompagnata dagli sfottò e da qualche stornello, cantato a squarciagola.

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