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Mio malgrado e da civitavecchiese sono costretto a riprendere alcuni concetti essenziali che la cittadinanza e, spero, le istituzioni locali dovrebbero prendere in seria considerazione rispetto ad un grande problema per la cittadinanza.
Come avevo a suo tempo sottolineato, entrando in un dibattito aperto da “Striscia la Notizia” e da alcuni agenzie giornalistiche cittadine, la camera iperbarica non è semplicemente un contenitore dove si possono fare entrare persone e trattarle; la camera iperbarica è un servizio che deve essere collegato agli ospedali e al territorio. Quindi, errore di impostazione: il problema non deve essere risolto dall'Autorità Portuale , nè direttamente dall'Associazione “Francesco Forno” , nè affidando un servizio di questa tipologia alla Croce Rossa. Quindi la prima cosa che deve essere fatta è una ricerca tra i piani attuativi della Azienda Sanitaria (o della Regione) per
rintracciare i riferimenti di pianificazione utili a parlare con le idee chiare del problema. Se questi riferimenti non si trovano è necessario condurre una indagine
conoscitiva in altre realtà della Regione o anche extra-regionali, dove,
attraverso i contenuti di accreditamento, che non sono solamente quelli della
normativa Ispel (Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro) sulle
camere iperbariche, sia possibile andare a chiedere con chiarezza e trasparenza
ad un ipotetico “gestore”: lei è in grado di assicurare questo servizio? Ma non solo, chiederei anche quali garanzie potrebbe dare questo ipotetico gestore alla cittadinanza relativamente alla continuità assistenziale con l’ospedale, non solo in presenza di un evento disbarico conseguente a immersione subacquea, ma anche nel caso di una intossicazione da ossido di carbonio, oppure di un caso grave di sepsi dipendente dallo schiacciamento di un arto e quindi assolutamente richiedenti il trattamento iperbarico. Ma chi parla di queste cose conosce la complessità assistenziale e la difficile gestione del rischio clinico correlate alla medicina iperbarica e sa che le persone che richiedono la terapia iperbarica hanno necessità di essere seguite prima, durante e dopo il trattamento da un medico intensivista iperbarico e da infermieri esperti? Quindi, cerchiamo di riprendere le fila della questione, di costruire un
percorso e non una sede per la camera iperbarica, di attribuire le responsabilità a chi istituzionalmente deve rispondere della salute dei cittadini, ed anche l'Amministrazione Comunale qui dovrebbe assumere una posizione, e di non legare l’avvio delle attività della camera iperbarica alla istituzione di un presidio assistenziale in ambito portuale che richiede tutt'altro tipo di approccio.
Professor Adriano Peris
Direttore Terapia Intensiva di Emergenza
Servizio di Medicina Iperbarica e Subacquea
Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi-Firenze
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