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Il disperato appello di un invalido al Pincio Stampa E-mail
di Redazione   
sabato 6 marzo 2010 07:55

Pubblichiamo la lettera, regolarmente firmata, di un invalido civile che si appella al Comune di Civitavecchia per far fronte ad una difficile situazione finanziaria. Con una pensione inferiore ai 700 euro al mese non riesce a mantenere la sua famiglia. Nella lettera sostiene di aver più volte chiesto un contatto agli amministratori, ma di aver bussato invano. Speriamo che non sia così. Leggi la lettera.

Mi chiamo Mario Corazzi, ho 61 anni e vivo da alcuni anni a Civitavecchia. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza durissima, ma con le mie forze e con la mia volontà sono riuscito a crearmi un’esistenza e una famiglia. Ho sempre lavorato molto e tutti mi hanno sempre riconosciuto la serietà e l’impegno in tutti i lavori che ho svolto. Purtroppo, a causa di una malattia che mi ha reso invalido, invalidità che mi è stata riconosciuta prima all’80 % e dal 2008 al 100%, ho dovuto lasciare il mio lavoro. Così oggi percepisco una pensione di 644 € e una pensione di invalidità civile di 255€. Il 22 gennaio 2010 mi sono rivolto alla dott.ssa Guidoni, Assessore ai servizi sociali del Comune di Civitavecchia, per un aiuto in quanto non ero in grado più in grado di sostenere le spese dell’affitto che sono di 550 € al mese. Una volta pagato l’affitto e le bollette non mi resta più niente, letteralmente niente, per mangiare. La dott.ssa Guidoni e la dott.ssa Testa mi assicurarono che sarebbero intervenute con un aiuto economico o un contributo per pagare l’affitto. Da allora la dott.ssa Guidoni è diventata completamente irreperibile. Vado ai servizi sociali tutti i giorni ma mi rimandano giorno dopo giorno dal mattino al pomeriggio e dal pomeriggio al mattino del giorno dopo. Ho scritto anche una lettera al Sindaco Gianni Moscherini, regolarmente protocollata, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Vivo in una condizione di estrema povertà, con la spesa alimentare della Caritas. Sono veramente disperato, chiedo solo di poter condurre un’esistenza dignitosa, chiedo di essere trattato come un essere umano e non come un cane al quale nemmeno si dà la possibilità di parlare. Nel 2006 feci la domanda per la casa popolare, ero al quarto posto nella graduatoria degli invalidi civili ma assegnarono solo tre abitazioni, oggi mi dicono che devo ricominciare tutta la trafila della domanda da capo. Ma non posso aspettare ancora. So che c’è tanta povertà, ma la mia vita è molto difficile a causa della mia invalidità e a questo problema si aggiunge anche l’impossibilità di sopravvivere dignitosamente. Mi rivolgo alla stampa per un appello perché la condizione in cui mi trovo non è degna di un paese che si definisce civile. Non ho mai chiesto niente a nessuno e finché ho potuto me la sono cavata da solo, ma questo oggi, davvero, non è più possibile. Chiedo alla dottoressa Guidoni di ricevermi e di trovare una soluzione concreta a questa mia condizione drammatica, grazie per l’attenzione che potrete dare a questo mio appello disperato. Mario Corazzi

 

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