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Rifiuti, Beg proposta antiquata. Da Monaco l'esempio Pyromex

Impianto di gassificazione dei rifiuti in camera stagna. Nessuna emissione e recupero totale dei rifiuti indifferenziati, rifiuti speciali e ospedalieri. Licenziataria – per costruzione e commercializzazione – la società Pyromex Italia s.r.l. Il direttore, dottor Nicola Deiana, attraverso il web s'imbatte nel nostro sito telematico sul dibattito aperto in città in materia di rifiuti e, specificatamente, sul progetto per la realizzazione di un impianto di pirolìsi. Segue l'evolversi, diventa curioso, contatta la nostra redazione. Ci informiamo: in effetti in rete si parla della Pyromex e si fa riferimento a un impianto di Monaco di Baviera, quale punta di eccellenza. Prendiamo contatti. “L'impianto possiede la certificazione tedesca, che prevede parametri più stringenti di quella italiana”, dice il dottor Deiana al nostro primo incontro.

Anche TeleCivitavecchia infatti è diventata curiosa e decide di ascoltare cosa ha da dire Deiana, che nella promozione della sua tecnologia in Italia decide di fare sosta a Civitavecchia. Ieri passa all'ufficio Ambiente del Comune dove prende visione del progetto presentato in regione per la richiesta di compatibilità ambientale dall'Ati Beg-Gesenu-Secit. Decidiamo di mettere a confronto le due soluzioni, la Beg e la Pyromex. Le valutazioni di Deiana sono condotte sulla base di dati tecnici, quindi eventualmente confutabili sullo stesso piano.

Precisazione preliminare: “Non intendiamo criticare altre tecnologie – dice Deiana – ma eventualmente mettere a servizio le nostre anche per la modernizzazione di impianti già esistenti, anche perché siamo ben coscienti che per ogni società è necessario un certo tempo per migliorare la propria offerta”. Detto questo veniamo al progetto Beg. “Il progetto che ho visionato all'ufficio Ambiente – spiega Deiana – prevede certamente un impianto di pirolìsi. Il punto è che questo non basta visto che tutto dipende dalla presenza o meno di aria, e quindi di ossigeno, durante il processo. Una cosa è dire che in un impianto avvenga anche un processo di pirolìsi, altra cosa è affermare che un impianto di questa natura sia ecologico: purtroppo è su questa ambiguità che si rischiano grossi equivoci”. Secondo Deiana da quanto si evince dal progetto nel caso Beg i rifiuti triturati non sarebbero trattati in assenza totale di ossigeno, quindi questo comporterebbe un processo di combustione e quindi emissioni. A dimostrazione che “l'impianto non può considerarsi a impatto zero” e, soprattutto, a conferma che siamo più vicini a un incenerimento che altro, ci sono i dati relativi alla discarica di servizio e al camino. “Da quanto ho visto – aggiunge il direttore di Pyromex Italia – le proporzioni della discarica nel progetto Beg sono molto estese: si parla in fase iniziale della rimozione di 200.000 metri cubi di terra per approntare l'invaso e di tutta una serie di infrastrutture a servizio, e c'è un camino per le emissioni”. Non solo. Il progettista molto correttamente spiega anche che, a esempio, “tra le cose da fare per la sicurezza è necessario che l'acqua piovana all'interno della discarica venga raccolta e conferita, perché inquinante”. Si aggiunga poi un altro aspetto da chiarire: “Oltre al costo del brevetto per due milioni e mezzo di euro – dice ancora Deiana – sono previsti 200.000 euro di royalty (compenso al titolare del brevetto, ndr) all'anno per quindici anni, al quale vanno aggiunti i costi di gestione”.

Insomma, un sacco di soldi. In che cosa consiste, invece, la tecnologia Pyromex? “Quello che pratichiamo noi – spiega – è un processo di degradazione termica in totale assenza di ossigeno, per cui non abbiamo bisogno di alcuna discarica perché non abbiamo residui. I rifiuti vengono introdotti nel reattore a una temperatura ultra-elevata. Il reattore viene riscaldato con un forno a induzione elettrico. Si tratta di un reattore di scomposizione termica brevettato, che opera a temperature comprese tra 300 e 1500 gradi. Il processo comporta la conversione dei rifiuti in due settori, materiali organici e materiali inorganici. Quelli del primo tipo vengono convertiti in syngas (nella variante pyrogas, già controllata in fase di produzione in tempo reale rispetto alla composizione del materiale immesso in un dato momento, quindi senza necessità di campionature esterne e con una produttività doppia rispetto ad altri impianti, ndr) mentre quelli del secondo tipo (5%) sono inerti di tipo basaltico totalmente privi di sostanze nocive e nuovamente utilizzabili”. E i costi? A parità di capacità di rifiuti da trattare, se così vogliamo dire, Deiana assicura che l'impianto Pyromex è più economico e realizzabile in tempi più brevi, e per ogni tipo di esigenza visto che si tratta di un impianto “modulare”. Insomma, una specie di miracolo tecnologico al quale viene anche difficile credere. Non solo, a vederlo nella sua realizzazione grafica - sopra gli impianti sono previsti giardini pensili - appare perfino bello.

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