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Prevista guerra per l'annullamento della variante alla variante 29 del Prg

La revoca definitiva della variante alla variante 29 del piano regolatore generale, che sarà messa all'ordine del giorno di uno dei prossimi consigli comunali, potrebbe avere conseguenze importanti per Palazzo del Pincio. Dopo il via libera arrivato lunedì scorso dalla commissione urbanistica e del quale abbiamo parlato in un nostro servizio di ieri, si attende infatti il definitivo annullamento del provvedimento assunto nel dicembre 2011, durante una seduta infuocata del consiglio comunale, al termine della quale venne approvato con i soli voti favorevoli dei consiglieri che sostenevano l'allora sindaco Giovanni Moscherini.

In quella seduta, non solo venne espresso parere favorevole alla variante della variante 29, che consentiva edificazioni in diverse zone della città, in particolare nelle zone di San Gordiano, via Terme di Traiano e San Liborio. Contestualmente, ma con un'altra delibera, furono adottati i programmi integrati di intervento localizzati sulle aree inlcuse nella variante. Si trattava di un milione di metri cubi di cemento fra edilizia residenziale, zone servizi e verde privato. La parte residenziale, tra il 40% e il 70% della cubatura, poteva essere destinata ai cosiddetti piani di zona, che non andavano comunque ad interessare il Piano di Zona 10 ed il Piano di Zona 11 che risalgono alla variante 24 e che sono tuttora vigenti. Adesso si tratta di vedere che fine faranno i programmi integrati di intervento ed i nuovi piani di zona previsti dalla variante 29. Come si ricorderà, erano in programma una serie di interventi edilizi, come ad esempio quelli riguardanti il quartiere di San Gordiano dove avrebbe dovuto costruire un'impresa capitolina. E a quanto pare alcuni dei soggetti interessati agli insediamenti urbanistici che saranno annullati non appena il consiglio comunale avrà ratificato il definitivo "no" alla variante della variante 29, sarebbero intenzionati a dare battaglia. Si parla di richieste milionarie di risarcimento danni derivanti dal fatto che il Comune ha cambiato idea dopo sei anni dall'assunzione del provvedimento, quando gli interessati avevano, in qualche caso, già sostenuto spese più o meno ingenti di progettazione e per altri interventi. Staremo a vedere.

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